Tre mostre per un centenario: a 100 anni dalla nascita di Enrico Baj, tra i principali protagonisti dell’arte del Novecento, “Baj chez Baj” dall’8 ottobre al 9 febbraio prossimo è a Milano a Palazzo Reale nella Sala delle Cariatidi, al Museo della Ceramica di Savona e al MuDA-Museo Diffuso Albisola. Due itinerari autonomi ma complementari quello milanese e quello ligure, con la collaborazione scientifica tra le istituzioni e i curatori coinvolti. Un’ampia retrospettiva che copre mezzo secolo della produzione di Enrico Baj, dai primi anni Cinquanta ai Duemila. Un omaggio all’eclettico artista, scrittore e intellettuale milanese che attraversò diversi movimenti artistici mantenendo una grande coerenza nel percorso evolutivo. Promosso dal Comune di Milano e prodotto da Palazzo Reale con Electa, con la curatela di Chiara Gatti e Roberta Cerini Baj.
L’allegria e il sistema
“L’allegria può distruggere il sistema perché al contrario delle nuove venerate divinità rispondenti ai nomi di Produzione e Consumo, essa è limite, è regola interiore, è contentezza di sé e di cose semplici: non per miseria mentale, ma per saggezza” (Enrico Baj). Talento e visione, libertà di spirito e di critica, impegno ma anche gioco e leggerezza segnano tutta la produzione del grande artista nato a Milano il 31 ottobre 1924. Anticonformista, intellettuale scevro da intellettualismo, si è schierato contro ogni forma di potere costituito e di sopruso, violenza, guerra. Di statura internazionale, Enrico Baj con ironia e “umorismo destabilizzante” poneva grandi temi in largo anticipo sui tempi, come quello del controllo tecnologico, che rendono la sua opera tuttora vitale. “Ciò che davvero bisogna temere”, allertava Baj, “è il silenzio.” Una lezione civile ed etica che oggi è più che mai attuale.


Le Dame e i Generali
La vacuità dell’apparire, oggi così pervasivo, era un tema caro a Baj. Le Dame degli anni Sessanta sono nate come compagne dei Generali dell’antimilitarista Baj: petti ornati di frange e fiocchi e petti decorati da medaglie e distintivi. In seguito, le Dame degli anni Settanta, più grandi, ricche, indipendenti, non hanno più bisogno dei loro compagni. Entrati nell’immaginario collettivo diversi dei personaggi dell’artista milanese: oltre a Dame e Generali, Ultracorpi mutanti e bellicosi, Specchi rotti che fanno entrare lo spettatore nell’opera, Meccano come vecchi robot, Mobili trasformati in animali fantastici. E i mostri dell’Apocalisse che analizza i problemi dell’epoca con oltre 200 sagome issate nello spazio. “Era un grande accaparratore di materiali”, dice Roberta Cerini Baj, “che ha usato per le Dame, cordoni, passamanerie, bottoni. Donne vincenti, forti, intellettuali.” Dai nomi altisonanti che evocano salotti letterari, conversazioni intellettuali, intrighi di palazzo. Bellissime.



I funerali dell’anarchico Pinelli
È monumentale l’opera I funerali dell’anarchico Pinelli, del 1972, citazione dal Guernica di Picasso, che era stato esposto nella stessa Sala delle Cariatidi nel 1953. Per Baj come per Picasso il fatto storico assume una dimensione universale. L’opera è dedicata a Giuseppe Pinelli, ferroviere anarchico che nel dicembre 1969 morì precipitando da una finestra della questura di Milano dove doveva essere interrogato. Un’opera carica di storia che torna nella Sala delle Cariatidi oltre cinquant’anni dopo la mancata esposizione nel 1972 quando, il giorno in cui doveva essere inaugurata, venne ucciso il commissario Calabresi e la mostra venne annullata. Si leggono in una didascalia le parole del gallerista Giorgio Marconi: “Fui colpito dalla soluzione che Baj aveva ideato per il trasporto di un’opera di 12 metri. Ogni figura poteva essere spostata in modo autonomo come se fosse la tessera di un puzzle.” L’opera, che ha un significato profondo nella storia di Milano, è destinata a essere esposta in modo permanente al Museo del Novecento.

Enrico Baj e la ceramica
Al Museo della Ceramica di Savona e al MuDA-Museo Diffuso Albisola l’esposizione “Baj chez Baj”, a cura di Luca Bochicchio, è incentrata sull’opera ceramica dell’artista milanese. Nel 1953 Enrico Baj aveva conosciuto il pittore danese Asger Jorn incoraggiandolo in seguito a trasferirsi ad Albisola, borgo del Ponente ligure che a partire dagli anni Trenta del secolo scorso era diventato un centro di arte contemporanea di grande rilievo. Al rapporto tra Baj e Jorn e gli altri artisti internazionali e all’Incontro Internazionale della Ceramica del 1954, di cui nel 2024 ricorrono i settant’anni, è dedicata una sezione del Museo savonese. Al Centro Esposizioni MuDA di Albissola Marina si apprezzano le grandi, vivaci ceramiche figurative e mitologiche della fase kitsch realizzate alla Bottega Gatti di Faenza nei primi anni Novanta. Le prime ceramiche nucleari di Baj sono esposte nella bellissima Casa-Museo Jorn con il suo labirintico giardino terrazzato, i mosaici di piastrelle e i pannelli ceramici del maestro danese. La ceramica, l’arte che meglio rappresenta Savona e Albisola, è l’arte più affine a Enrico Baj dopo la pittura.
