Robert Louis Stevenson scrisse Lo strano caso del dottor Jeckyll e del signor Hyde nel 1886. Sergio Rubini e Claudia Cavalluzzi lo hanno adattato e portato magistralmente in scena oggi al Teatro Carcano: Il caso Jekyll fino a domenica 17. Magnifica la regia di Rubini, che è anche in scena come narratore e nei panni del dottor Hastie Lanyon. Daniele Russo interpreta splendidamente il doppio ruolo del dottor Jeckyll e della sua Ombra, Mr Hyde. Lo spettacolo, due ore senza cedimenti, è bello e coinvolgente. Riesce a tenere l’attenzione sempre viva grazie ad attori bravissimi.
Dottor Jeckyll e Mr Hyde
Dottor Jeckyll e Mr Hyde: quante volte ci è stata evocata l’immagine per eccellenza della dualità insita nella natura umana? La chiave psicanalitica che Sergio Rubini ha dato all’adattamento teatrale del romanzo di Stevenson attualizza lo spettacolo spostando l’azione all’inizio del Novecento e all’avvento della psicanalisi. La figura del doppio di Stevenson aveva in qualche misura anticipato l’intuizione di Sigmund Freud dell’inconscio. Molto attuale il viaggio nell’inconscio che, nonostante sia passato oltre un secolo da quando è stato introdotto, è ancora alquanto sottovalutato nella nostra società che si pretende iper-razionale e si manifesta iper-brutale. La storia riguarda tutti noi ed è davvero contemporanea in quanto non è affatto risolta.
L’inconscio in scena
Va in scena l’inconscio e chi, spaventato, non lo vuole riconoscere, oggi come un secolo fa: è questo lo spettacolo a cui assistiamo e in cui ognuno di noi si può vedere riflesso. Il conflitto violento che si manifesta sul palcoscenico tra la rispettabile “normalità” e quello che è stato in alcuni casi definito “il male puro” assimilato al signor Hyde, che compie atti orribili. Ma l’inconscio non è il terribile nemico, può inquietare ma è meglio imparare a conoscerlo e a conviverci sia perché fa vivere quello che l’altra parte nega sia perché reprimerlo non serve. Anzi, può portare complicazioni perché comunque si manifesta, con o senza il permesso della razionalità dell’Io e magari fa più danni ancora. Pensate a quei processi mentali di cui parla Freud che sono i lapsus, gli atti mancati, le somatizzazioni, i transfert, i sogni, le rimozioni. L’inconscio se soffocato può esplodere con violenza e anche sfociare nella follia. L’inconscio e la malattia mentale, che ahimè non è passata di moda. Il tema è forte.

La cosiddetta normalità
Henry Jekyll è uno studioso della mente, conosciuto e rinomato, che vive a cavallo tra fine Ottocento e inizio Novecento, nel tempo in cui nasce la psicanalisi. I suoi studi l’hanno portato a identificare l’origine dei disturbi psichici dei suoi pazienti nella contrapposizione tra la parte razionale dell’individuo e la sua parte oscura, l’Ombra come la chiama. La psicoanalisi la chiama inconscio. Lo spettacolo si svolge sullo sfondo della Londra nebbiosa, povera e pericolosa di fine Ottocento, ma potrebbe essere ovunque si muovono istinti, desideri inconfessabili, ma anche creatività e piacere. Il Dottor Jeckyll prende atto dell’esistenza di un doppio a partire da se stesso e decide di sperimentare su di sé le sue teorie liberandolo con il nome di Edward Hyde. Ma l’inconscio, Hyde, comincia a dare sfogo alle sue pulsioni più violente fino a prendere il sopravvento. A cadere vittima, oltre alle figure importanti nella vita del medico, è Jeckyll stesso che alla fine soccombe. In conclusione, il Dottor Jeckyll-Mr Hyde invita il suo avvocato e amico Utterson a non trascurare il suo strano caso e a occuparsi del suo “famigliare oscuro”.
