Brassai nacque il 9-9-1899 in Transilvania e si trasferì a Parigi il 23 febbraio 1924, cent’anni fa. In omaggio alla sua data di nascita le sezioni della mostra Brassai. L’occhio di Parigi, a Milano a Palazzo Reale fino al 2 giugno, sono nove, allestite non in modo cronologico ma secondo una “coerenza visiva”. Lo racconta il curatore dell’esposizione Philippe Ribeyrolles, che non è solo il massimo esperto di Brassai che gestisce il suo archivio (Estate Brassaï), ma è il nipote del fotografo ungherese. Racconta che la mostra è stata pensata ad hoc per gli spazi di Palazzo Reale e immaginata come una “passeggiata per Parigi”, le opere sono degli archivi della famiglia. Per chi volesse approfondire la cultura e l’atmosfera dell’epoca a Parigi, da leggere “Festa mobile” di Hemingway come suggerisce il direttore di Palazzo Reale Domenico Piraina.


Stampe d’epoca
A rendere l’esposizione Brassai. L’occhio di Parigi eccezionale è il fatto che sono esposte le stampe d’epoca stampate dal fotografo stesso, nel 95 per cento delle oltre 200 immagini esposte. Nell’attuale epoca digitale, si apprezza la fotografia nella sua materialità, osserva Silvia Paoli, conservatrice responsabile del Civico Archivio Fotografico di Milano. Philippe Ribeyrolles racconta che Brassai aveva un’immensa cultura, che si rivelava nel suo approccio alla fotografia. La prima fotografia nella mostra Brassai. L’occhio di Parigi è del 1929, cinque anni dopo l’arrivo dell’artista a Parigi. La “passeggiata per Parigi” attraversa la Ville Lumière di giorno e di notte, i quartieri operai e quelli della moda, la vita quotidiana per strada e i bordelli. Inquadra i grandi monumenti e i graffiti sui muri, i nottambuli, la nebbia, i caffè, gli anziani, le coppie, i bambini. Vicino al movimento surrealista, il fotografo ungherese di Parigi guarda tutto. Aggiunge Ribeyrolles: “Vous allez visiter Paris e non solo, anche altri luoghi oltre a vedere ritratti di molti artisti che sono stati suoi amici, noti e meno noti”.
Gli amici artisti di Brassai
Nell’esposizione Brassai. L’occhio di Parigi uno spazio emozionante e coinvolgente è dedicato ai ritratti di artisti (non solo). Da Samuel Beckett a Eugène Ionesco, da Henri Miller a Jean Cocteau, da Alberto Giacometti a George Braque, da Jacques Prevert a Salvador Dalì. E ancora, Fernand Léger, Henri Matisse, Colette che, come si legge in una didascalia nella mostra, “si scompigliava volutamente i capelli perché non voleva mostrare la fronte. ‘Il viso femminile ha bisogno di chiome, diceva”. Brassai ritraeva ugualmente i grandi artisti e le persone comuni alle quali dava voce. A volte le rendeva celebri come nel caso di “La Mome Bijou”, in una fotografia al Bar de la Lune di Montmartre, colta casualmente e mai ritrovata nonostante le ricerche dell’autore. Di Brassai, Philippe Ribeyrolles, che con lui ha condiviso lunghi periodi della vita trascorrendo le vacanze sulle alture di Nizza, dice che era fotografo, artista, scultore, pittore, regista, scrittore, giornalista e disegnatore. Di lui l’amico Pablo Picasso, dopo aver visto i suoi disegni nel 1939, ebbe a dire “Tu sei un disegnatore nato. Hai a disposizione una miniera d’oro e perdi tempo a sfruttare una miniera di sale!” come si legge in una didascalia in mostra.






Uno sguardo empatico
Racconta ancora Philippe Ribeyrolles che Brassai era un grande camminatore e vagava per la città senza escludere alcun quartiere, alcun soggetto. Il suo sguardo non conosceva limitazioni né confini come mostra la grande varietà dei suoi soggetti. Dai quartieri e i locali marginali e mal frequentati ai lussuosi ambienti dell’alta società dove, per poter essere ammesso e fotografare, essendo alquanto squattrinato, doveva impegnare quello che poteva al banco dei pegni per prendere in prestito abiti sontuosi che poi restituiva. Racconta che l’amico Henri Miller disse di lui che possedeva quel dono raro che tanti artisti disprezzano ovvero “una visione normale”. Lo sguardo di Brassai è il filo conduttore dell’esposizione Brassai. L’occhio di Parigi. Tutto ha un valore per Brassai e quello che appare volgare acquista nelle sue immagini un nuovo significato. Non era di quei fotografi che ai soggetti dicono di fare come se non ci fossero, anzi, invitava a tenere conto che lui c’era. Il suo sguardo era discreto e senza giudizi, con un atteggiamento empatico.


La mostra Brassai. L’occhio di Parigi in pratica
Palazzo Reale, piazza Duomo 12, Milano
fino al 2 giugno

