Nell’estremo nord del Marocco, porta d’ingresso dell’Africa e luogo d’incontro tra Oriente e Occidente, Tangeri è un mondo a sé. Con tanti abitanti quanti Milano, più economica di Napoli, brulicante di vita e più accogliente di Marrakech, che ha prezzi italiani e modi invadenti. Città cosmopolita grazie al suo passato internazionale, mostra le impronte culturali delle diverse dominazioni. Città marocchina incanta i sensi con i palazzi, le architetture ispano-moresche, i sapori speziati, i datteri, il tè alla menta, il canto del muezzin che chiama i musulmani alla preghiera. A Tangeri vanno a braccetto ragazze con i capelli coperti dall’hijab e altre dai capelli sciolti, la città vecchia dalle stradine bianche e le scale in piedi e la faccia moderna in costante trasformazione da quando a fine secolo scorso re Mohammed VI ha investito in progetti di rilancio urbano come il nuovo porto contribuendo a renderla una città chiave per il Marocco e per il Mediterraneo. L’atmosfera di Tangeri è piacevole e rilassata e la città è facile da visitare. Molti parlano francese e parecchi anche spagnolo, l’euro è accettato (quasi) ovunque ed è sufficiente cambiare (meglio presso un cambiavalute in città che in aeroporto) pochi euro in dirham, la moneta locale, per le piccole spese. I periodi migliori per la visita sono la primavera e l’autunno, ma è ventilata anche in estate. E affascina sempre.

La posizione strategica
La posizione strategica sullo Stretto di Gibilterra, che separa l’Europa dall’Africa, a due passi dalla Spagna, ne ha fatto la città più internazionale del Marocco. Un’Africa che sa di Europa, tra Mediterraneo e Atlantico, dove il mondo arabo ha convissuto per secoli con quello occidentale e le diverse culture si sono compenetrate. Tangeri è stata sotto la dominazione portoghese, spagnola (a lungo protettorato spagnolo mentre il centro del Marocco era sotto i francesi), inglese, quindi sottoposta a un governo internazionale sotto la sovranità nominale di un sultano dal 1923 all’Indipendenza del Paese nel 1956.


La kasba
La città vecchia, che coincide con la kasba cinta da alte mura, è un susseguirsi ininterrotto di salite, discese e scalinate. Nelle stradine bianche rimesse a nuovo si trovano affascinanti riad, che sono le abitazioni tradizionali marocchine. La Grande Moschea si può vedere solo dall’esterno. Nella piazza più elevata della città vecchia il Musée de la Kasbah merita la visita. È ospitato in quello che era il Palazzo del Sultano con ambienti sontuosi, sala del trono e sala di ricevimento rivestite di mosaici, boiserie e stucchi e in alto i bellissimi giardini. Nella piazza dalla Porta del Mare (Bab el-Bahar) si gode un panorama spettacolare sullo Stretto di Gibilterra e la Spagna. Come dalle terrazze del Cafè Salon Bleu evocato dalla scrittrice spagnola Cristina López Barrio nel suo romanzo Nebbia a Tangeri, dove si mangiano taboulé alle erbe e menta, humus al sesamo, couscous di pollo o di legumi e frutta e tajine accompagnati da succhi di frutta fresca e tè alla menta, che qui si beve sempre. La Spagna è vicina e le influenze ispano-moresche sono evidenti nei palazzi, nei patios, nelle insegne stradali e nelle piazze come il Petit Socco, che ricorda le piazze spagnole con le finestre e le ringhiere in ferro battuto. Caratteristica e frequentatissima rue des Siaghines, la via degli Orefici, che porta al Gran Socco, la grande piazza del mercato (socco è la deformazione spagnola di souk, mercato) che fa da cerniera tra la città vecchia e la città nuova.



Fascino e mistero
Tangeri è la città più internazionale del Marocco. Per capire come era e continuerà a essere un luogo speciale per ragioni politiche e storiche, da vedere l’edificio della Legazione degli Stati Uniti, in rue d’Amerique n. 8. Il palazzo, che risale al 1821, con le sue sale arredate con mobili d’epoca e le belle terrazze, è sede di un museo interessante che, attraverso stampe, fotografie storiche della città, libri, dipinti, disegni, opere d’arte, ricostruisce la lunga storia delle relazioni del Marocco con gli Stati Uniti d’America. Curioso scoprire che il Marocco è stato uno dei primi paesi a riconoscere gli Stati Uniti indipendenti. Il palazzo era sede dell’ambasciata, una delle prime ambasciate americane nate dopo la rivoluzione. Si scopre che Tangeri quando era Zona internazionale godeva di neutralità politica e militare e durante la seconda guerra mondiale era usata dall’OSS, servizio di intelligence statunitense antesignano della CIA, per la raccolta di informazioni e pullulava di spie e diplomatici. Uno spazio è dedicato allo scrittore nordamericano Paul Bowles, che a Tangeri visse a lungo e morì nel 1999.
Libertà e trasgressione
A partire dagli anni Cinquanta e specialmente nei Sessanta e Settanta, Tangeri divenne rifugio di artisti, scrittori e intellettuali (moltissimi dei quali americani) a caccia di libertà e ispirazione come il chitarrista Jimi Hendrix e lo scrittore William S. Burroughs. Amata da Matisse e Delacroix, fu visitata da Tennessee Williams, Jean-Genet, Truman Capote, che frequentavano i suoi caffè hippy e trasgressivi. Dal Café de Paris al Caffè Hafa dove i Rolling Stones si sarebbero seduti a bere tè alla menta come anche al Café Baba, set di film frequentato da attori e rockstar. L’attore Sean Connery, invece, non conobbe Tangeri ma recitò nel film Il vento e il leone ambientato nella città marocchina e girato ad Almeria, in Spagna.


L’hammam, il mondo delle donne
Andare in un hammam tradizionale è un’esperienza del tutto diversa da quella che offrono ai turisti gli hammam dei riad o degli alberghi dove si entra in coppia o anche da soli. Agli hammam tradizionali, che sono simili al bagno turco, le donne vanno insieme per condividere un rituale di purificazione tanto importante per la socialità femminile quanto per l’igiene. L’ambiente tranquillo con l’umidità elevata e il calore favoriscono il rilassamento fisico e mentale. Le donne si spogliano, si siedono o sdraiano su sedili di marmo, si lavano con il sapone nero, si tirano secchiate d’acqua addosso. Poi usano il guanto di crine per esfoliare la pelle, si massaggiano reciprocamente e chiacchierano. È anche possibile richiedere alle addette il savonnage, un energico massaggio che stimola la circolazione sanguigna ed elimina le impurità della pelle. Con un po’ di capacità di adattamento dato che gli hammam tradizionali sono più spartani di quelli degli alberghi, si entra in un mondo, anche se non si capisce la lingua. Un mondo femminile dove le donne, e pure le bambine, si prendono cura e tempo per se stesse.
Insalate, tajine e tè alla menta
A Tangeri si mangia bene e si spende poco, anche pochissimo. In rue d’Italie per pochi euro si mangiano kebab, omelette e pastilla, che è una sfoglia croccante ripiena di pollo, mandorle e spezie o con altri ripieni, anche dolci. In rue Siaghine si trovano chioschi frequentati dai locali che sul bancone propongono sostanziosi panini e menù di carne per un pranzo veloce. In caffè appena più sofisticati, ottime e varie le insalate, che in Marocco sono un’arte declinata in mille modi e possono fare da pietanza unica. Il piatto simbolo del Marocco, di origini berbere, è la tajine, che prende il nome dal recipiente tradizionale in terracotta con un coperchio a cono per cotture lente, disponibile in molte varianti: di agnello con prugne e mandorle (dolce e salato), di pollo con limone e olive, di pesce molto popolare a Tangeri grazie alla vicinanza al mare. Immancabile il tè alla menta servito caldo e solitamente zuccherato, accompagnato dai dolci al sesamo e al miele.
Cap Spartel
Al faro di Cap Spartel bisogna andare. Si può prendere un Grand Taxi, quelli per le lunghe percorrenze, dal Grand Socco. Affacciato sullo Stretto di Gibilterra a 14 chilometri dal centro, il promontorio è l’estrema punta settentrionale del continente africano. Il faro di Cap Spartel domina il punto in cui il Mar Mediterraneo incontra l’Oceano Atlantico. Si paga un biglietto per entrare ma ne vale la pena: il panorama è magnifico.