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Francesca Piana

Viaggi e fatti di cultura

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Agosto 13, 2020

Rivedere Venezia


Rivedere Venezia in questo momento è una grande emozione. La città lagunare è bella e silenziosa come non era da decenni senza le grandi navi da crociera, che fino a un paio di mesi fa giungevano con una media di almeno due al giorno riversando orde di turisti nelle calli centrali alla ricerca di souvenir (che cos’è poi un souvenir) e disposte al cibo-spazzatura. Le grandi navi violavano il canale della Giudecca costeggiando i giardini della Biennale, piazza San Marco e il resto del centro storico della città. Con non meno di 23 milioni di visitatori l’anno, o probabilmente 30, Venezia aveva il triste primato di capitale mondiale del turismo di massa. La città si sarebbe difesa dal sovraffollamento con l’introduzione all’inizio di luglio del ticket di ingresso, ora posticipato di un anno. Per andare a Venezia fino allo scorso febbraio veniva suggerito di verificare i dati sull’affluenza e pianificare la visita in anticipo evitando le giornate di maggiore calca. Oggi, con l’affluenza ai minimi storici da sessant’anni, piazza S. Marco e le calli intorno deserte (almeno per ora), i circa cinquantamila abitanti che si sono riappropriati degli spazi solitamente invasi dai turisti, i canali che hanno ritrovato la trasparenza rendendo visibile la fauna marina prima occultata dall’acqua torbida, è il momento di rivedere Venezia cogliendo l’attimo fuggente.

 

 

Dopo l’emergenza

 

Se fino a pochi giorni fa avreste dovuto accontentarvi di leggere questo articolo, ora che ci si può muovere tra le regioni, a Venezia potete andare. Vi invito, con le necessarie precauzioni, a riscoprire l’incredibile patrimonio monumentale italiano per almeno due buone ragioni: città e cittadine appariranno ancora più belle agli occhi di chi ne è stato deprivato durante l’emergenza sanitaria. Inoltre, saranno uno spettacolo nuovo in quanto certamente molto meno frequentate da quel flusso turistico che le deturpava con numeri inadeguati all’ambiente. Vi accompagnerò a riscoprire luoghi della nostra Penisola, che forse già conoscete, ma dove è piacevole ritornare. Rivedere Venezia, in particolare, è oggi un’occasione unica, che chissà per quanto altro tempo non si ripresenterà.

 

 

Venezia da troppo turismo a troppo poco

 

 

Venezia stava morendo per troppo turismo, ora rischia di morire per troppo poco. Gli speculatori sono in agguato, pronti a predare sottocosto alberghi e locali storici, che faticano a resistere. Già erano stati tanto pesantemente colpiti dall’acqua alta del 12 novembre scorso da aver avuto disdette fino a Pasqua. Poi è arrivata l’emergenza sanitaria e c’è chi ha già messo le mani sulla città. Rivedere Venezia offrendole un diverso modo di frequentarla, fatto di rispetto e di meraviglia per tanta bellezza, potrebbe contribuire a ridisegnarne il futuro. Un altro tipo di turismo è necessario per ripartire, soprattutto a Venezia, un turismo che non si mangi l’anima dei luoghi storici. Andateci, sarà bellissimo. Riporterete a casa il vostro ricordo, l’unico souvenir che vive per sempre.

 

 

 

Campo San Polo

Campo San Polo
© Federica Fulici

 

 

 

Venezia tra passato e futuro

 

Ci accompagna nell’incontro tra passato e futuro di Venezia l’architetto e designer Federica Fulici alla quale abbiamo posto alcune domande. Veneziana, laureata in architettura presso lo IUAV (Istituto Universitario di Architettura di Venezia), dove ha insegnato per alcuni anni, Federica si occupa soprattutto di Interior e Product design spaziando dell’arredo urbano al gioiello contemporaneo. Con la collezione di gioielli autoprodotta ha avuto importanti riconoscimenti quali il primo premio al Terzo Salone Internazionale del Gioiello D’Arte nel 2009.

Di seguito l’intervista nella quale l’architetto veneziano ha messo in risalto il fatto, che appare paradossale, che a Venezia, la città d’arte italiana per eccellenza, manca un turismo culturale.

 

 

Come si presenta Venezia dopo il lockdown?

 

Venezia sta cercando di riprendere vita. Le zone normalmente invase dai turisti si sono svuotate completamente. La città usciva da un altro grave evento, che è stata l’acqua alta eccezionale di qualche mese prima. Il Covid ha messo il mondo davanti all’evidenza di una città sfruttata fino all’inverosimile, violentata in ogni modo: grandi navi, turismo selvaggio, il fenomeno degli affittacamere che, dilagato nel giro di pochi anni, si è appropriato di tutto il patrimonio immobiliare. Venezia è una luogo continuamente promossa, eventi di ogni tipo spezzano i ritmi secolari di un città che ha come vocazione il silenzio. Il silenzio, che abbiamo ritrovato con il lockdown, ha riacceso lo splendore di Venezia.

 

 

Piazza San Marco

Piazza San Marco durante il lockdown
© Paola Mar

 

 

 

Come vivono in questo momento la città i (pochi) residenti del centro storico?

 

 

Gli abitanti di Venezia si sentono soli, non perché mancano i turisti (questo è un problema soprattutto per le attività commerciali), ma perché sono stati abbandonati dai propri concittadini che hanno lasciato la città e hanno dovuto assistere al progressivo svuotamento per le politiche disastrose portate avanti dalle varie amministrazioni.

 

 

Può il turismo fare qualcosa di buono per la città e, nel caso, in che modo?

 

 

Il turismo mordi e fuggi non ha portato cose buone per la città. Visitare questo patrimonio di bellezza e cultura è diritto di tutti, ma esistono anche i diritti della città, così fragile e sensibile, e i diritti di chi la ama e la abita. Venezia ha il diritto di tornare ad essere “una città” come tutte, non la nuova sede del circo Barnum. Nel caos totale non può più esprimersi se non diventando la caricatura di se stessa. Manca a Venezia un vero turismo culturale.

 

 

Quali prospettive puoi suggerire affinché Venezia riparta in modo sostenibile?

 

 

Questa crisi potrebbe rappresentare un momento di riflessione su come rilanciare Venezia, che condivide la sua sorte con altre città d’arte del nostro Paese quali Firenze. Bloccando l’idea della città-museo, che corrisponde a una prospettiva di attrazione massificata. Cercando di non cadere nella convinzione che saremo costretti a svenderci per risollevare un’economia in frantumi. Credo che sia necessario un serio lavoro di programmazione, servono misure per controllare i flussi e gli arrivi in città. Servono idee da parte di tutti per riqualificare l’offerta e l’eccellenza dell’ospitalità. L’improvvisazione che ha caratterizzato i gestori dell’ospitalità deve terminare. Vanno contingentati e controllati gli appartamenti turistici, che devono sottostare alle medesime regole in vigore per le strutture ricettive vere e proprie. È da evitare la miriade di take away del cibo, che porta la gente a consumare seduta sugli scalini dei ponti e delle abitazioni.

 

 

Che cosa è soprattutto importante salvaguardare nel centro storico?

 

 

Importante è salvaguardare la cultura dei luoghi, cultura intesa in senso antropologico, restituendo il valore originario e sedimentato, ritrovando quel genius loci fatto di simboli e tradizioni. Credo che anche la Sovrintendenza dovrebbe intervenire in modo deciso, se possibile andando in deroga alle regole del libero mercato, per impedire l’apertura di negozi-bazar stabilendo regole sul decoro di vetrine e spazi commerciali. Inoltre, forse, alcune politiche per calmierare i prezzi degli affitti potrebbero invogliare le persone ad aprire attività differenti, di artigianato di qualità, ma soprattutto attività commerciali al servizio del cittadino residente. Purtroppo i cartelli “Enjoy and Respect Venice” non servono a nulla e quando sei stipato in vaporetto mentre stai andando a lavorare, li vorresti strappare!

 

 

In architettura la sfida dell’incontro tra antico e moderno è possibile a Venezia e in che modo?

 

 

Venezia vive tra antico e moderno da sempre, spesso con molte resistenze. Per questo, malgrado il suo “isolamento”, è una città molto poco provinciale. Intervenire a Venezia con l’architettura non è semplice. Ci vuole un occhio attento e sapiente e molti tentativi nel tempo sono falliti (un esempio su tutti l’ospedale di Le Corbusier). A mio avviso l’intervento contemporaneo deve fare attenzione soprattutto alla scala dimensionale. L’equilibrio raggiunto nei secoli si è avvalso del rispetto delle proporzioni. Ne facciamo continuamente esperienza al passaggio in Bacino San Marco delle Grandi Navi, un flagello per la città. Il raffronto con lo skyline della città è inquietante.

 

 

Un’opera contemporanea da vedere per un visitatore che apprezzi l’architettura senza essere un addetto ai lavori?

 

 

La Fondazione Querini Stampalia di Carlo Scarpa: il restauro su progetto di Scarpa avvenuto alla fine degli anni ‘50 investe il Portego, il giardino, l’entrata e il ponte esterno di accesso al palazzo. L’acqua è protagonista, lasciata libera di affluire nei momenti di alta marea ridisegnando l’architettura al piano terra. Intrigante anche l’intervento dell’architetto Valeriano Pastor, all’inizio degli anni ’80, che ha interessato la revisione della distribuzione spaziale e i sistemi di collegamento verticale e aereo di alcune strutture.

www.fondazionequerinistampalia.it 

 

 

 

 

Fondazione Querini Stampalia

© Fondazione Querini Stampalia 

 

 

 

Un’altra opera contemporanea degna di nota?

 

La Fondazione Masieri, anch’essa opera di Carlo Scarpa, è a mio avviso di grande interesse anche se meno nota. La prima stesura del progetto che riguardava l’edificio fu di Frank Lloyd Wright su commissione della famiglia Masieri (la storia di questo intervento è lunga e con qualche risvolto tragico). Nel ’55 il progetto di Wright fu respinto dalla municipalità di Venezia, nel ’62 venne dato l’incarico a Valeriano Pastor, nel ’68 a Carlo Scarpa per la progettazione degli interni del palazzo. La valorizzazione degli spazi irregolari e la sapienza nell’utilizzo della materia e dei colori del Maestro vi è perfettamente espressa. Scarpa progettava e dava dignità a tutto con un’attenzione al dettaglio spesso vicina a quella di un artigiano. Interessante, come in altri lavori di Scarpa, il progetto degli impianti che diventano parte manifesta dell’intero intervento architettonico.

www.masieri.org

 

 

Qualche parola sul negozio Olivetti in piazza S. Marco.

 

 

Il negozio Olivetti si può definire come il paradigma del pensiero progettuale di Carlo Scarpa. Dentro uno spazio dalle dimensioni relativamente contenute c’è tutto: il rapporto con l’acqua, che Scarpa utilizzava come un materiale di progetto (l’acqua invade il negozio quando supera la soglia, ma viene sapientemente governata e incanalata), il rapporto con il vetro di Murano (il pavimento in seminato è formato da inserti geometrici in vetro colorato), l’attenzione ai dettagli e ai rapporti tra i materiali utilizzati.

Piazza S. Marco al n. 101 (gestito dal FAI, visitabile su prenotazione, www.ibenidelfai.it)

 

 

 

Negozio Olivetti, Venezia

Negozio Olivetti, Venezia
© Marco Introini 2011
FAI

 

 

 

Come si configura l’intervento dell’architetto giapponese Tadao Ando a Punta della Dogana?

 

 

L’edificio dell’antica “Dogana da mar”, parte del complesso di Punta della Dogana tra Canal Grande e Canale della Giudecca, ospita parte delle collezioni d’arte contemporanea Pinault. Il linguaggio e la poetica di Tadao Ando sono evidenti malgrado il progetto di riqualificazione abbia dovuto fare i conti con il rispetto dell’involucro, dei materiali e della struttura originaria. Ando ha operato in un modo, in taluni punti evidente, che si rifà al lavoro meticoloso di Carlo Scarpa a Venezia.

Punta della Dogana come anche Palazzo Grassi fanno parte del progetto museale di Pinault e in entrambe le strutture vengono presentate esposizioni rinnovate ciclicamente.

Dorsoduro 2 (presso la basilica di S.Maria della Salute), www.palazzograssi.it

 

 

 

Uno degli interventi di Tadao Ando è il Teatrino di Palazzo Grassi sul Canal Grande. Qualche considerazione?

 

 

Il progetto di Tadao Ando, che aveva già operato a Venezia per il restauro e la riqualificazione degli spazi della Punta della Dogana e di Palazzo Grassi, riflette perfettamente il suo stile minimale. Ando si è confrontato a Venezia anche con il progetto su piccola scala collaborando con la Vetreria Venini di Murano per il design di una collezione di pezzi in vetro soffiato. Il Teatrino, aperto nel 2013, propone un interessante programma culturale e didattico in collaborazione con le istituzioni nazionali ed internazionali.

Campo San Samuele 3231, www.palazzograssi.it

 

 

 

Teatrino di Palazzo Grassi

Teatrino di Palazzo Grassi
© Palazzo Grassi ph. ORCH orsenigo_comalli

 

 

 

Altri luoghi del contemporaneo da vedere?

 

 

Le Residenze di Gino Valle alla Giudecca, degli anni ‘80, dove un linguaggio moderno recupera i caratteri tipologici e i materiali dell’antico costruire a Venezia, e la sede della Cassa di Risparmio di Venezia in Campo Manin dell’architetto Pier Luigi Nervi. Vorrei citare anche a Mestre, che è Comune di Venezia, il nuovo museo del’900 M9. Frutto di un concorso internazionale vinto dal tedesco Sauerbruch Hutton con un progetto di riqualificazione (comprende oltre ai nuovi edifici anche il restauro dell’antico convento del ‘500) e ricucitura urbana perfettamente integrate nella città, è diventato un nuovo luogo cittadino. www.m9Museum.it

 

 

 

Il Ponte della Costituzione dell’architetto Santiago Calatrava è stato oggetto di dibattito: quali i punti a favore e quali contro dal punto di vista architettonico e urbanistico?

 

 

Da un punto di vista dei collegamenti, l’intervento ha una sua funzionalità. Il problema sono i costi di manutenzione dell’opera che dall’origine ha presentato criticità di tipo statico e che superano i 100mila euro all’anno. Recentemente è stata rimossa l’ovovia costruita posteriormente al ponte, non approvata da Calatrava né mai utilizzata. Calatrava è stato condannato a una multa considerevole per forti negligenze. Da un punto di vista prettamente architettonico, approvo la contemporaneità dell’aspetto formale: quando si interviene in un contesto storico fortemente caratterizzato, è giusto operare per distinzione e non per mimesi. La riproduzione di modelli tipologici e formali esistenti (sono oltre 400 i ponti nel centro storico di Venezia, in legno, in pietra e in ferro) risulterebbe un falso poco credibile. Da un punto di vista della fruibilità, il ponte della Costituzione svolge bene la sua funzione e ha rivitalizzato una parte di città, quella a ridosso della stazione ferroviaria, prima inutilizzata.

 

 

 

La Biennale di Architettura merita per i non addetti ai lavori?

 

 

Direi di sì, se non altro per le location in cui si sviluppa: in primis, l’area dei Giardini, di grande suggestione a ridosso della laguna, in cui si trovano i padiglioni costruiti in varie epoche dalle Nazioni espositrici. Celebri architetti hanno progettato alcuni di questi padiglioni quali il Padiglione del Venezuela di Carlo Scarpa, quello delll’Austria di Josef Hoffmann, quello dell’Olanda di Gerrit Thomas Rietveld e il padiglione della Finlandia, un prefabbricato a pianta trapezoidale progettato da Alvar Aalto. Anche il Padiglione del Libro Electa in vetro e metallo di James Stirling. Altra sede importante della Biennale sono, dal 1980, le Corderie dell’Arsenale, interessante recupero di una parte degli antichi cantieri navali di Venezia. Anche le Gaggiandre e Le Tese delle Vergini ospitano oggi padiglioni espositivi.

www.labiennale.org

 

 

 

Le Gaggiandre, Venezia

Le Gaggiandre, Venezia

© Andrea Avezzù, Cortesy of La Biennale di Venezia (stesso copyright per la fotografia di apertura)

 

 

 

Una tradizione veneziana ancora viva?

 

 

Il vetro di Murano è ancora un patrimonio per Venezia. Ho insegnato Design del Vetro presso la storica Scuola Abate Zanetti a Murano. L’esperienza è stata interessantissima. Il mondo del vetro, della cultura del progetto, della cultura tecnologica, ma soprattutto delle “virtù della mano” dei pochi Maestri vetrai e artisti del vetro che a Murano ancora operano e resistono, avrebbe bisogno di essere tutelato e rivalorizzato. Il recupero delle vecchie fornaci e la promozione di un turismo mirato potrebbero contribuire a dare nuova vita a una delle isole più belle dell’estuario e restituirle la propria vocazione produttiva primaria.

 

 

 

A proposito di isole, un’isola del cuore che ha un valore architettonico e artistico?

 

 

L’isola di San Giorgio Maggiore, in mezzo al Bacino San Marco, di fronte a Palazzo Ducale, a Punta della Dogana e alla Riva dei sette Martiri. Da vedere la Basilica di San Giorgio Maggiore progettata dal Palladio e l’ex convento benedettino oggi sede della Fondazione Cini, che ospita importanti eventi e mostre. Si ammira nel silenzio lo Scalone e la Biblioteca del Longhena, il labirinto di Borges, il Bosco dei Cipressi e il Teatro Verde. Nell’isola di San Giorgio fino agli anni ’70 c’era una piscina comunale in cui andavano a nuotare i bambini veneziani, io stessa ci sono stata, quando Venezia era una città al servizio dei suoi residenti. I locali dell’ex convitto sono stati riqualificati dallo Studio Annabelle Selldorf Architects di New York e ospitano il progetto ‘Le stanze del vetro‘ (www.lestanzedelvetro.org), che annualmente inaugura esposizioni dedicate agli artisti e protagonisti del vetro artistico internazionale.

La Fondazione Cini (www.fondazionecini.it) è nuovamente visitabile con visite guidate dal 26 giugno (venerdì, sabato e domenica dalle 10 alle 18 su prenotazione).

 

 

 

Fondazione Cini, isola di San Giorgio Maggiore

Labirinto Borges, Fondazione Cini, isola di San Giorgio Maggiore

ph. Agenzia Vision gentile concessione della Fondazione Cini

 

 

 

 

Altre isole che meritano la visita?

 

 

L’isola della Certosa, anch’essa molto vicina al centro storico, in laguna Nord. Ospitò per lungo tempo i Padri Certosini. Per decenni abbandonata, è stata negli ultimi anni oggetto di un importante recupero e oggi è raggiungibile con il vaporetto pubblico. L’atmosfera è piacevole e accogliente, è molto frequentata essendo presente anche una darsena per l’ormeggio delle imbarcazioni.

Valle Zappa, che in realtà non è un’isola, ma si trova tra le barene della laguna Sud, dove si allevano anguille e orate. Il colpo d’occhio, arrivando via laguna, è il Casone di Valle Zappa progettato dall’architetto Duilio Torres negli anni ’20: un piccolo gioiello in stile nord-europeo.

 

 

 

Qualche luogo particolare per bere un aperitivo a Venezia?

 

 

Cà Giustinian (Ufficio Tecnico Biennale, 2009), sede storica della Biennale. Aperitivo sulla terrazza panoramica, uno spazio unico sul Bacino di San Marco, che frequento spesso. Poi La Naranzaria, in zona Rialto, con vista sul Canal Grande, frutto del recupero dei vecchi magazzini dove venivano conservati gli agrumi. Al Lido di Venezia il Rooftop 28.5 dell’Hotel Ausonia Hungaria, dal quale si può guardare la laguna da un’altra prospettiva. In via Garibaldi, Al Vecio Calice consente di sedersi in mezzo ai Veneziani di Castello e godere di splendidi tramonti.

 

 

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