Vai a…

Francesca Piana

Viaggi e fatti di cultura

RSS Feed

Dicembre 1, 2020

Paolo Conte, Via con me


Presentato e accolto con favore di critica e di pubblico alla recente Mostra del Cinema di Venezia, il film documentario fuori concorso di Giorgio Verdelli Paolo Conte, Via con me, arrivato dal 28 al 30 settembre nelle sale italiane e per tre giorni primo al box office, torna per una replica nazionale dal 15 al 18 ottobre. Prodotto da Sudovest Produzioni, Indigo Film in collaborazione con Rai Cinema e distribuito da Nexo Digital (info, biglietti ed elenco delle sale cinematografiche su www.nexodigital.it).

Con la voce narrante di Luca Zingaretti si segue il cantautore piemontese tra Parigi, Asti, Napoli e l’oceano Atlantico, tra le migliori canzoni, i concerti, gli amici, le storie e gli aneddoti. Ci si muove tra jazz, grande passione di Paolo Conte, cinema e pittura già che l’eclettico musicista disegna anche le copertine dei suoi dischi. Si ascolta nel documentario: “nella musica di Paolo Conte c’è tanto jazz…, nei suoi testi c’è sempre molto cinema”. All’inizio del film è lo stesso cantautore che racconta: “Mi sono sempre vantato di essere un costruttore di paesaggi, la canzone è un po’ come il cinema, ha bisogno di puntelli”.

 

 

Asti e il mondo

 

 

Ad Asti, sua città natale alla quale è molto legato, è un avvocato come suo fratello, il padre notaio, fuori città un cantautore. Racconta Conte di non avere abbandonato la giurisprudenza, che aveva tanto a lungo studiato e praticato, ma anche che: “la passione per la musica in casa c’è sempre stata. Pianista bravissimo mio padre e pianista anche mia madre. Con mio fratello abbiamo formato una band Dixieland.” Conte suonava il trombone. Poi quando in terza liceo fu bocciato “perché non andavo mai a scuola”, gli fu ritirato il trombone. “Mi ricordo che ho imparato a scrivere musica durante una lezione universitaria di giurisprudenza”. Conte parla della fortuna di lavorare (anche) all’estero, ma torna sempre alle colline della sua città. Di Asti dice nel docufilm: “è una città in cui non si comunica tanto… e piove molto.” Ama Parigi e i francesi lo adorano, come adorano Mastroianni. Il grande successo internazionale arriva anche senza che vengano capite le parole delle sue canzoni, l’artista astigiano comunica sentimenti e, si dice nel film, “non si è mai fermato al particolare, ma ha sempre cercato l’universale”. Racconta Paolo Conte che in Francia gli chiesero come definiva il suo stile, ma in quel paese non pare esistere la categoria di cantautore. Rispose: “il mio stile è confusione mentale fin de siécle” e la definizione piacque molto. A Napoli invece è colpito dalla città e dal pubblico e canta Spassiunatamente rivelando la “capacità sentimentale di cogliere l’essenza del napoletano”.

 

 

 

 

Paolo Conte

© Guido Harari

 

 

Oltre 50 anni di carriera

 

Il film è frutto di una lunga intervista al riservato cantautore di Asti realizzata da Giorgio Verdelli, di riprese dei tour internazionali, di materiale realizzato ad hoc, del gigantesco archivio personale di Conte e di molte testimonianze di colleghi e amici. Da Vinicio Capossela a Caterina Caselli, da Francesco De Gregori a Pupi Avati, da Renzo Arbore a Isabella Rossellini, che parla dell’incredibile musicalità e libertà di Conte, dal fratello Giorgio a Stefano Bollani che cita: “Conte dice che le donne odiavano il jazz, non si capisce il motivo”. E ancora Paolo Jannacci, figlio di Enzo, che racconta nel film che Conte è stato un punto di riferimento per la sua famiglia, come uno zio per lui. Del padre il “gentiluomo piemontese”, com’è chiamato Paolo Conte nel film, dice: “Mi piaceva Jannacci, il più grande cantautore che l’Italia abbia avuto”. Tra le testimonianze anche quelle di Vincenzo Mollica, Luisa Ranieri, Guido Harari, Cristiano Godano, Giovanni Veronesi, Lorenzo Jovanotti, Jane Birkin, Patrice Leconte, Peppe Servillo, Roberto Benigni per il quale Conte scrisse la colonna sonora del primo film, “Tu mi turbi”. Benigni si riferisce al cantautore sud-piemontese come: “al principe della musica italiana, il più grande”, “innovativo e nella tradizione”.

 

 

 

Scrivere per gli altri

 

Racconta Paolo Conte nel docufilm: “Mi ritengo un autore, mi piaceva scrivere per gli altri”. Autore di decine tra le più rinomate canzoni della musica italiana, scrive prima per gli interpreti più diversi, tra i quali Jane Birkin, Caterina Caselli, Bruno Lauzi, poi per se stesso. E dice anche: “Non ho mai avuto velleità personali, tengo al successo delle canzoni”. Eppure, è anche “un grandissimo interprete” “con la sua voce “burbera e tenera” che si esibisce più volte anche passati gli ottant’anni. Con la sua “straordinaria capacità di mescolare l’ironico e il romantico”, Paolo Conte scrive canzoni quali le celebri “Messico e nuvole”, portata al successo da Enzo Jannacci, “La coppia più bella del mondo” scritta per Adriano Celentano, che Conte considera il maggior cantante italiano, “Gelato al limon” scritto per la moglie, “Azzurro” di cui lascerà le parole quali omaggio nella bara della madre, che ne aveva colto l’essenza. Un film pieno di musica e di intelligenza.

 

Il trailer qui: https://www.youtube.com/watch?v=lIDswpwjVdU&feature=emb_logo

Tags: ,

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.