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Francesca Piana

Viaggi e fatti di cultura

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Dicembre 2, 2020

Maledetto Modigliani


 

In occasione delle celebrazioni per i 100 anni dalla morte di Amedeo Modigliani, arriva nelle sale cinematografiche italiane il 12-13-14 ottobre il docufilm Maledetto Modigliani prodotto da 3D Produzioni e Nexo Digital (info, biglietti ed elenco delle sale cinematografiche su www.nexodigital.it). Diretto da Valeria Parisi e scritto con Arianna Marelli su soggetto di Didi Gnocchi, dell’artista “maledetto” presenta un’immagine diversa rileggendone le relazioni, gli incontri, i ritratti dal punto di vista di Jeanne (Hébuterne), l’ultima giovane compagna e musa dell’artista, pittrice a sua volta. Jeanne si suicidò due giorni dopo la morte di Modigliani, con un figlio nella pancia e una figlia di appena un anno. Le musiche sono di Maximilien Zaganelli e di Dmitry Myachin e il brano di Piero Ciampi “Fino all’ultimo minuto”.

 

 

Livorno, la provincia

 

Amedeo Modigliani era di Livorno. Proveniva da una famiglia ebraica un tempo benestante, in crisi finanziaria, che apparteneva all’élite della città. Solo a Parigi avrebbe scoperto che cosa significasse essere ebreo, rivendicandolo. Era bello, di un’eleganza naturale, e colto. Malato fin da ragazzo, sopravvissuto al tifo, poi minato dalla tubercolosi fino a morirne. Il docufilm segue le tracce di Modigliani nella Venezia Nuova, il suo quartiere livornese, tra le strade e le piazze, la sinagoga e il mercato centrale. Nella campagna vicina aveva imparato il mestiere di pittore alla scuola dei Macchiaioli e di Giovanni Fattori e nelle montagne vicine aveva tratto l’arenaria e il marmo per le sue sculture. Costretto ad abbandonare la scultura a causa delle polveri che generava e aggravavano la sua tubercolosi, si dedicò alla pittura. Si racconta nel docufilm che realizzò 400 dipinti, oltre 3500 disegni e una trentina di sculture.

 

 

 

Parigi, la capitale delle avanguardie

 

La provincia gli stava stretta. Partito per Firenze, poi per Venezia, arriva a Parigi a 21 anni. Era il 1906 e Parigi era la capitale dell’arte d’avanguardia dove confluivano tutti i grandi artisti europei dell’epoca. Nel docufilm è la voce narrante di Jeanne (che aveva conosciuto Modigliani all’Académie Colarossi) che racconta la Parigi di inizio Novecento (da Montmartre a Montparnasse) nella quale l’artista livornese, povero, malato, ma pieno di entusiasmo, incontra scrittori, intellettuali, artisti, mercanti e collezionisti. Dipinge costantemente. Fa uso di assenzio, hashish, oppio e acquisisce la fama di drogato, alcolizzato, artista maledetto e tombeur de femmes. Lo affascinano le donne del mondo della cultura e dell’arte, che ritrae nei suoi dipinti. La giovane russa Anna Achmatova, che diverrà una grande poetessa, e la giornalista e femminista inglese Beatrice Hastings. Come Pablo Picasso e Costantin Brancusi (raccontati attraverso opere e spazi come l’Atelier Brancusi del Centre Pompidou e il Musée Picasso Paris) e molti altri gli artisti delle avanguardie è interessato alle culture extraeuropee e antiche. Modigliani però è profondamente legato alla tradizione pittorica italiana e toscana in particolare e lega il primitivismo con la tradizione classica e rinascimentale del Belpaese.

 

 

 

Modigliani

Modigliani, Giovane donna in camicia (© The Albertina Museum, Vienna)

 

 

 

Modigliani

Modigliani, Elvire con colletto bianco

 

 

 

Vivere nell’arte

 

 

La regista Valeria Parisi definisce Modigliani: “un intellettuale poliglotta consapevole di avere poca vita davanti e di volerla vivere nell’arte… Con la capacità di trasformare la fragilità in poesia e bellezza”.  E aggiunge: “le vicende, le storie sono talmente tante che c’è stato un grosso lavoro di contenimento per mettere in risalto l’essenziale”. Per raccontare la vita e l’arte dell’artista livornese, il docu-film presenta numerosi interventi. A partire da quello di Marc Restellini, tra i maggiori esperti al mondo di Modigliani, autore di ricerche e scoperte sull’opera dell’artista, basate anche su analisi tecnologico-scientifiche condotte all’Institut Restellini al porto franco di Ginevra. Il film trae anche ispirazione dalla mostra Modigliani – Picasso. The Primitivist Revolution curata da Marc Restellini all’Albertina di Vienna. Altri interventi sono quelli del regista livornese Paolo Virzì, dello stilista, costumista e artista Antonio Marras, del Direttore Generale dell’Albertina di Vienna Klaus Albrecht Schröder. Si aggiungono, tra altre, le voci di scrittori quali Simone Lenzi, collezionisti come Gérard Netter, del giornalista di Le Monde, studioso e critico d’arte Harry Bellet, della pittrice Isabelle Muller; della curatrice del Musée d’Art Moderne de Paris Jacqueline Munck, della responsabile dei Musei Civici di Livorno Laura Dinelli, della curatrice del Musée Picasso Paris Emilia Philippot. Il film è arricchito dalle immagini di opere esposte in diversi musei, all’Albertina, alla National Gallery of Art di Washington, nei musei e nelle collezioni di Parigi e nella grande mostra Modigliani e l’avventura di Montparnasse del Museo della Città di Livorno.

 

 

 

Ritratti e nudi di Modigliani

 

 

Ci sono i memorabili ritratti, di Jeanne Hébuterne (nell’immagine di apertura, il ritratto della Collezione Netter), di Beatrice Hastings, della Filette en bleu, di Paul Guillaume, dell’amico pittore Chaïm Soutine, ebreo come lui, raffigurato nella posa di sacerdote ebraico. Ci sono “colli lunghi e occhi vuoti”, spesso senza pupille. C’è l’assoluta assenza di dettagli realistici. Ma lo stile di uno dei maggiori esponenti del primo Novecento è solo apparentemente semplice. Modigliani viene chiamato mistico nel film. “Arcaico e moderno” lo definisce il regista Paolo Virzì. I suoi nudi, esposti nell’unica mostra realizzata durante la vita dell’artista, nel dicembre 1917, vengono censurati. La notorietà arriverà dopo la morte e Modigliani diventerà uno tra gli artisti più quotati al mondo.

 

 

 

Modigliani

Modigliani, Bambina in abito azzurro

 

 

 

                              Modigliani, ritratto di Beatrice Hastings, 1915

 

 

Amato e imitato

 

Nel docufilm si ascolta la testimonianza di Pier Francesco Ferrucci, oncologo che da studente è stato tra gli autori della cosiddetta “beffa delle teste” avvenuta nel 1984 a Livorno, con le teste ripescate nei fossi che sconvolsero il mondo e divisero i critici divenendo una delle truffe più celebri della storia dell’arte. Tra gli ex falsari dichiarati è anche l’artista John Myatt che grazie al suo talento per l’imitazione, tra il 1986 e il 1995 ha falsificato e collocato sul mercato – insieme al suo complice John Drewe – duecento opere di maestri moderni.

 

 

La morte e il funerale

 

Amedeo Modigliani muore il 24 gennaio 1920 giovane, malato e povero proprio quando sarebbe diventato ricco e famoso. Diventerà uno degli artisti più quotati al mondo e tra i più amati e copiati in tutto il mondo. Dedo o Modì, come fu soprannominato Modigliani, muore povero, ma come racconta il regista Virzì nel film “gli amici fanno uno dei più grandi funerali per un artista. Quel giorno a Père Lachaise c’era schierata l’arte del Novecento, c’erano tutti, la gente di Montmartre e Montparnasse, e poi come avvoltoi sono arrivati anche i mercanti perché quei dipinti, che fino al giorno primo pagavano pochi franchi, improvvisamente valevano tantissimo”. Il funerale ha luogo il 26 gennaio, quando Jeanne se n’è già andata.

 

 

Il trailer qui: https://youtu.be/1Zc47vI4008

                              

 

 

 

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