La peste al Teatro Carcano

Che cosa lascerà la peste? Come cambieremo dopo il Covid-19? Che reazione abbiamo davanti alla guerra? L’emergenza che effetto ci fa? Come reagisce l’uomo davanti a una calamità estrema? Se lo chiedeva il grande scrittore francese Albert Camus che a metà del secolo scorso scrisse La peste, un’opera intramontabile e di grande successo che ha per tema l’uomo. L’umanità è vista nella terribile circostanza di un’epidemia di peste che si abbatte, imprevista e inizialmente negata, sugli abitanti di Orano, nell’Algeria francese, negli anni Quaranta del Novecento. La regista Serena Sinigaglia, che ha riletto l’opera durante il periodo di reclusione del 2020 dovuto alla pandemia, ne ha ricavato forti emozioni e l’urgenza di metterla in scena perché “parla di noi, di come reagiamo a eventi inaspettati, che ci confondono e disorientano”. Ecco quindi La peste di Albert Camus. Il tentativo di essere umani, al Teatro Carcano fino a domenica 27, uno spettacolo importante e attualissimo. La traduzione italiana e l’adattamento del romanzo sono di Emanuele Aldrovandi che ha saputo, in condivisione con la regista, mettere in equilibrio i dialoghi e le parti narrate del testo affidate agli stessi personaggi. Diversi e simili per la comune condizione umana, sono i cinque protagonisti. Rieux, il medico e narratore; Tarrou, che annota l’evolvere dell’epidemia sui suoi taccuini; Cottard il contrabbandiere che guadagna grazie all’epidemia; Grand l’impiegato e Rambert, il giovane giornalista parigino. Sono interpretati rispettivamente da Mattia Fabris, Oscar De Summa, Alvise Camozzi, Marco Brinzi e Matteo Cremon. La scena è sobria, composta. Su sacchi di sabbia siedono e si levano gli attori. Quando giunge notizia di qualche evento angoscioso, un sacco viene lacerato e la sabbia sparsa intorno in un gesto bello ed eloquente. La peste è la peste di ieri e di oggi. La paura, l’isolamento, i dubbi e le reazioni della gente, di allora, di oggi. Camus senza mai giudicare propone una direzione possibile, un senso, che la regista fa proprio e interpreta. “L’amore, l’amore laico e terreno, è l’inaspettato protagonista di questa storia, il filo che unisce le strane vicende intercorse ad Orano in un anno imprecisato degli anni ‘40. E il tentativo di essere uomini e non bestie è il più semplice e radicale senso della vita.” Essenziali le parole che pronuncia Rieux-Camus: “Non sono portato, credo, per l’eroismo. Essere semplicemente un uomo, questo mi interessa.” In questo momento storico di grave incertezza, per la regista “il dovere del teatro è quello di ricordare, consolidare, difendere e diffondere i valori sacri dell’umanesimo in uno spirito di crescita morale e sociale.” Il teatro ripudia la guerra, si ascolta prima che entrino in scena i personaggi. Serena Sinigaglia onora il teatro: “Di fronte al distanziamento imposto come obbligo sanitario, di fronte all’individualismo e alla miseria umana che si fa sempre più spazio in ogni dove, il teatro, in quanto arte di prossimità e condivisione assoluta, è il solo luogo dove riscoprirsi pienamente umani tra gli umani”. Universale nella riflessione sul dolore e l’esistenza, il testo e lo spettacolo rivelano al tempo stesso una grande fiducia nell’uomo. Fuori dal tempo cronologico, nel tempo della vita.

 

La peste al Teatro Carcano

“La peste. Il tentativo di essere uomini” in scena al Teatro Carcano

 

La peste al Teatro Carcano

Rieux, il medico e narratore

 

La peste al Teatro Carcano

Grand, il giornalista parigino

 

La peste al Teatro Carcano

Cottard, il contrabbandiere

 

La peste al Teatro Carcano

“La peste. Il tentativo di essere uomini” in scena al Teatro Carcano

 

La peste al Teatro Carcano

La regista Serena Sinigaglia, ph Serena Serrani

 

Teatro Carcano

Corso di Porta Romana 63, Milano, tel.02.55181377

www.teatrocarcano.com

Spettacolo venerdì ore 19.30, sabato ore 20.30, domenica ore 16

Fino al 27 marzo

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