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Francesca Piana

Viaggi e fatti di cultura

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Maggio 21, 2019

Il Museo del Novecento: nuovi percorsi


Ritornare al Museo del Novecento per vedere le novità, merita. Se poi non ci siete mai andati, il tempio milanese dell’arte del XX secolo, con il grandioso affaccio della Sala Fontana su piazza del Duomo, è assolutamente da non perdere. Novecento: Nuovi Percorsi è il nuovo allestimento del museo appena inaugurato, che aggiunge prospettive e punti di vista sul “secolo breve” ampliandone lo sguardo oltre gli anni Settanta.

Grazie a due rinnovati itinerari, ci si focalizza da un lato sull’inizio del secolo con Marino Marini e dall’altro sull’ampliamento del percorso museale fino agli anni Ottanta. Quasi mille metri quadrati di nuovi itinerari, con centoventidue opere e trenta nuovi artisti integrati, sono il primo passo di un progetto di ripensamento museale che giungerà a compimento nel 2020 in occasione del decennale del museo.

 

Il Museo del Novecento

Nel cuore di Milano all’interno del Palazzo dell’Arengario, edificato a partire dalla metà degli anni Trenta del secolo scorso su progetto dei famosi architetti Muzio, Portaluppi, Magistretti e Griffini, il Museo del Novecento racconta la storia dell’arte italiana del secolo scorso dal punto di vista milanese.

I capolavori italiani presentati, provenienti in larga misura dalle Civiche Raccolte, esprimono la capitale della modernità in Italia come anche la passione e il gusto dei milanesi per il collezionismo. Viene dato particolare rilievo ad artisti che hanno avuto un ruolo di spicco nella storia culturale della città tra i quali Boccioni, fortemente rappresentativo della modernità milanese, Carrà, Morandi, de Chirico, Arturo Martini, De Pisis, Fontana, Manzoni, Fabro. Artisti, collezionisti e mecenati hanno contribuito alla crescita del patrimonio museale.

 

Con un ordinamento cronologico sono rappresentate le grandi correnti artistiche del XX secolo con moltissimi artisti e opere presentate in sale collettive e monografiche, disposte su cinque piani. Una grande rampa a spirale caratterizza l’interno dell’edificio, ripensato dall’architetto Italo Rota, collegandone i diversi piani. Salite fino al Quarto Stato, il celebre dipinto di Giuseppe Pellizza da Volpedo che, esposto nel 1902, chiude l’Ottocento e apre il museo accogliendo il visitatore coi suoi quasi sei metri di lunghezza.

 

Museo del Novecento

Marino Marini, ritratto di Marc Chagall

 

Nuovi percorsi: Marino Marini

All’ultimo piano dell’Arengario si trova il Neon realizzato da Fontana per la Triennale di Milano del 1951, elemento distintivo del museo visibile da piazza Duomo attraverso le vetrate. Nell’area sottostante la Sala Fontana è il nuovo allestimento dedicato a Marino Marini firmato dall’architetto Italo Rota. Lo spazio vetrato si affaccia su Piazzetta Reale mettendo in risalto l’intenso rapporto dell’autore toscano, arrivato a Milano nel ’29, con la città più europea d’Italia.

La nuova collocazione delle opere di uno degli artisti di maggiore successo del Novecento, che insegnò scultura all’Accademia di Brera, si inserisce in modo più coerente nel percorso cronologico tra Fausto Melotti e Lucio Fontana. Le opere esposte erano state donate dall’artista e dalla moglie Mercedes Pedrazzini alla città e dal 2010 si trovano al Museo del Novecento.

Bellissimi i bronzetti dei Cavalieri, dei Giocolieri e delle Pomone e i ritratti in gesso di personaggi illustri. Da Igor Stravinsky a Marc Chagall, da Mies van der Rohe a Henry Moore sono numerosi gli artisti, intellettuali, collezionisti e semplici borghesi che Marino Marini aveva fatto mettere in posa. Era un segno distintivo avere un ritratto realizzato dal maggiore ritrattista in scultura del XX secolo.

 

Nuovi percorsi: gli anni Sessanta-Ottanta

Nella manica lunga degli spazi di Palazzo Reale, collegata da una passarella coperta sopraelevata al Palazzo dell’Arengario, sono esposte le opere cronologicamente più avanzate del museo. Il nuovo allestimento appena inaugurato include numerose new entries giunte al museo grazie a prestiti e comodati d’uso di fondazioni, archivi e collezionisti oltre all’esposizione parziale della Collezione Bianca e Mario Bertolini donata al Comune di Milano nel 2015.

Ci si muove dall’Arte Cinetica, con le manifestazioni sviluppatesi a Milano alla fine degli anni Cinquanta, all’esperienza milanese del Gruppo T, dalla Pop Art nelle declinazioni italiane e internazionali al Realismo Esistenziale, dall’Arte Povera all’Arte Concettuale, che ha ampio spazio. Si arriva alla nascita dell’Installazione e della Performance tra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli anni Ottanta, quando emerge un nuovo bisogno di racconto, i soggetti tornano a essere riconoscibili, la pittura e la scultura tradizionali rivalutate.

 

Museo del Novecento

Jannis Kounellis, “Senza titolo”, 1988

 

 

Museo del Novecento

Gloria Varisco, “Luminoso variabile + Q130, 1964 (Scacchiera e Quadrionda)

 

 

Museo del Novecento

Richard Hamilton, “Swinging London 67-Etching”, 1968

 

Gli artisti e le opere rappresentate sono moltissimi. Si è scelto qui di mettere in evidenza un momento molto forte del percorso.

 

La performance di Fabio Mauri

Rimessa in scena la performance Intellettuale che si svolse in occasione dell’inaugurazione della nuova Galleria Comunale d’Arte Moderna di Bologna. Sulle scale esterne della Galleria, Fabio Mauri fece sedere Pier Paolo Pasolini, suo amico fraterno, su un alto sedile trasformando il poeta in uno “schermo umano”. Era il 31 maggio 1975, non molto tempo prima che lo scomodo intellettuale venisse assassinato.

Sul busto del regista, che indossava una camicia bianca (la stessa che oggi è esposta) venne proiettato il suo film Il Vangelo secondo Matteo. L’opera di Pasolini fu proiettata sul suo corpo. L’azione fu molto forte per il pubblico e per lo stesso Pasolini.

Il fotografo Antonio Masotti fotografò la performance in quindici scatti, che girarono il mondo. Oggi nella sala sono esposti le quindici stampe, il proiettore 16 mm, il sedile e la camicia originali: si rivive un’esperienza artistica e un’epoca di contestazione politica e culturale.

 

Museo del Novecento

Fabio Mauri, performance “Intellettuale”, 31 maggio 1975

 

 

Il senso dell’opera

Per approfondire il senso della performance di Mauri, si possono leggere le parole di Alberto Boetto (tratte dal sito www.fabiomauri.it): “Il film (l’opera) rappresenta tutte le opere. L’autore rappresenta tutti gli autori (gli intellettuali).

In quella assolutezza che l’opera anche la più spregevole simula sempre, essa è una forma di compiutezza, di verticalità buttata fuori dal tempo, sottratta all’usura della durata. L’opera è sempre liberazione e l’opera a contenuto politico o ideologico è doppiamente liberazione, perché dà per conosciuti, se non addirittura per risolti, i problemi che ha affrontato.

Ma in questa stazione ciò di cui si è creduto di sbarazzarsi, viene sadicamente ributtato sull’autore. Il film (l’opera) risulta proiettato sul corpo del regista: fa da schermo il torace fasciato dalla camicia bianca. Il torace assume così il valore di specchio, di radiografia della propria soggettività intellettuale, di coscienza.” (Alberto Boetto, Intellettuale, Roma, 1975)

 

Una scultura di carne e di luce

Scriveva Fabio Mauri: “…Pier Paolo Pasolini si immerse nello sforzo di ricordare attimo dopo attimo cosa ritrascorreva su di lui, quale dettaglio di immagini, quali forme. Obbligato da quell’”esercizio spirituale” a riandare alle causali profonde dell’opera, che non poteva riverificare con gli occhi, se non per minime varianti di ombra e luce….

Autore e opera formano una scultura di carne e di luce, un’unità compatta. Dimostrano, con la forza di una ‘visione’, d’essere una cosa sola. In quei tempi di dispute concettuali… intendevo ricreare un legame fisico tra poesia e mondo… il concetto indispensabile di realtà, che in Pier Paolo Pasolini era stato sempre instancabilmente centrale, mai trasgredito…

Era poco prima che Pier Paolo Pasolini dovesse morire. Quella serata a Bologna, così decisiva perché così finale e limpida, io la vedo come una conferma. Di una dolce fermezza. Quella della poesia intenta a catturare il mondo e le cose perché siano. O per spiegarle e, fatalmente, farle capire.” (tratto da www.fabiomauri.it )

 

Info pratiche

www.museodelnovecento.org

Orari di visita:

lun ore 14.30-19.30

mar-merc-ven, dom ore 9.30-19.30

giov e sab ore 9.30-22.30

Visite guidate gratuite (salvo pagamento del biglietto d’ingresso) per visitatori individuali in diverse date, visite per famiglie con bambini di 6-10 anni e laboratori per ragazzi di 11-15 anni.

Per info e prenotazioni: Ad Artem, tel. 02.6597728 www.adartem.it

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