Ezio Bosso

Presentato alla 78. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, il documentario di Giorgio Verdelli Ezio Bosso. Le cose che restano è dedicato al compositore, pianista, direttore d’orchestra Ezio Bosso, a un anno dalla sua scomparsa causata dalla malattia neurodegenerativa di cui soffriva. Prodotto da Sudovest Produzioni, Indigo Film con Rai Cinema, viene distribuito nelle sale cinematografiche italiane da Nexo Digital solo il 4, 5, 6 ottobre (info, biglietti ed elenco delle sale cinematografiche su www.nexodigital.it). Il racconto è narrato dallo stesso Ezio Bosso attraverso le sue riflessioni e i suoi pensieri e le interviste e testimonianze di amici, musicisti, artisti, attori, registi che l’hanno conosciuto e apprezzato. Un film coinvolgente e commovente.

 

 

 

 

Passione e impegno

 

 

 

Ezio Bosso era un ragazzo di famiglia umile, come ripete il musicista più volte nel documentario, nato e cresciuto in un quartiere operaio torinese dove vivevano quasi unicamente immigrati. Eppure, la sua “fame per la musica” , come la chiama, si manifesta molto presto. A soli quattro anni Ezio Bosso si avvicina al pianoforte. A sedici anni l’incontro con il contrabbassista dei Wiener Philharmoniker lo incoraggia a lasciare casa e famiglia per andare a studiare all’Accademia di Vienna contrabbasso, composizione e direzione d’orchestra. Ha una carriera molto precoce e ricca di successi. Ha composto e diretto moltissima musica, in particolare Beethoven e Schubert che amava tanto. Sempre con la stessa passione, sempre con lo stesso impegno, sempre con la stessa disciplina. Diceva che padroneggiare la tecnica rendeva liberi. Ezio Bosso aveva una tecnica sbalorditiva e non utilizzava gli spartiti, sapeva tutto a memoria. Disse: “ho avuto una bella carriera ma solo grazie all’impegno e alla passione”.

 

 

 

 

Ezio Bosso
Roma, Auditorium Parco della Musica, 19 12 2019
Flavio Ianniello
©Fondazione Accademia Nazionale di Santa Cecilia Foto Musacchio, Ianniello & Pasqualini

 

 

 

 

 

La musica per tutti

 

 

 

 

Da contrabbassista è allievo di Claudio Abbado condividendone la concezione non elitaria della musica classica. “La musica è per tutti”: questa era la sua convinzione e il messaggio che ha voluto dare. Il musicista è l’uomo che non si è mai arreso, che non ha mai smesso di comporre, dirigere, dare concerti, suonare il contrabbasso o il pianoforte anche dopo che lo aveva colpito la malattia, di cui poco si dice nel film. Quando è costretto a lasciare il contrabbasso, suona il pianoforte, quando anche questo strumento viene precluso, è direttore d’orchestra. Lunghissima la lista delle sue esecuzioni come direttore d’orchestra. Compositore, concepisce nuove interpretazioni di brani di musica classica quali una lentissima rielaborazione della Sonata al chiaro di luna di Beethoven.

 

 

 

 

Ezio Bosso
Guido Harari

 

 

 

 

Testimonianze

 

 

 

Alla voce narrante di Ezio Bosso si mescolano le testimonianze della famiglia, degli amici, dei colleghi musicisti, dei collaboratori, degli attori e dei registi con i quali ha lavorato. Da Gabriele Salvatores, per il quale ha scritto le colonne sonore di tre film, a Silvio Orlando, grande amico che lo ha ospitato in casa dove è rimasto a lungo il suo contrabbasso. Dal musicista Paolo Fresu all’attore e regista teatrale Valter Malosti. Le voci sono tante, le testimonianze toccanti. Parlano anche i fratelli Fabio e Ivana, che deve interrompere l’intervista per la commozione. Si vede Pino Daniele che Bosso sentiva molto vicino per la comune passione per la musica e la capacità di prendersi in giro. Ci sono gli attori Enzo Decaro, Angela Baraldi, Luca Bizzarri e tanti altri.

 

 

 

 

 

Ezio Bosso
Ezio Bosso e il fratello Fabio

 

 

 

 

 

Ezio Bosso con la sorella Ivana e il fratello Fabio

 

 

 

 

 

 

 

 

Ezio Bosso al Festival di Sanremo

 

 

 

 

Già malato, Ezio Bosso partecipa al 66º Festival di Sanremo. Nel documentario Ezio Bosso. Le cose che restano si ascolta l’artista dire, rivolgendosi al pubblico: “la musica, come la vita, si fa insieme”. A commuovere l’orchestra e il pubblico, che gli offre una standing ovation, non è solo la musica di Ezio Bosso, ma la sua umanità. Si commuove Paolo Fresu, che racconta nel film di aver guardato il Festival alla televisione. Moltissimi italiani scoprono Ezio Bosso in quell’edizione del Festival del 2016 grazie a Carlo Conti, che l’aveva voluto sul palco. Va in scena la straordinaria forza ma anche la leggerezza del grande musicista.

 

 

 

 

 

 

Parole come musica

 

 

 

Emergono nel documentario Ezio Bosso. Le cose che restano le qualità umane oltre a quelle artistiche del musicista torinese. Gentile, colto ma comprensibile a tutti, musicista eclettico di grande presenza scenica, uomo dalle straordinarie doti comunicative. Nel documentario lo si sente affermare nel suo intervento alla Conferenza sul Patrimonio culturale europeo al Parlamento europeo che la musica travalica le frontiere e che lui aveva avuto la fortuna di sperimentarlo. La sua sincerità, la sua vivacità intellettuale, la sua grande ironia anche e soprattutto verso se stesso rendevano le sue parole coinvolgenti (quasi) quanto la sua musica. Grande divulgatore, era capace di rendere facili le cose difficili, capace di avvicinare alla musica classica chi mai l’avrebbe creduto possibile. Profondamente empatico, Ezio Bosso riusciva a comunicare con tutti.

 

 

 

 

 

 

Ezio Bosso
Amedeo Benestante

 

 

 

 

 

 

Le cose che restano

 

 

 

 

Nel documentario Ezio Bosso. Le cose che restano si ascolta anche una composizione inedita dell’artista, Things That Remain, che dà il sottotitolo (italiano) al film e un ultimo messaggio al suo pubblico e a tutti dato che, come lui stesso ha dichiarato, “Ognuno si racconterà la propria storia e io posso solo suggerire la mia”.

 

 

 

 

Le dodici stanze

 

 

 

 

“C’è una teoria antica che dice che la vita è composta da dodici stanze. Sono le dodici in cui lasceremo qualcosa di noi, che ci ricorderanno. Dodici sono le stanze che ricorderemo quando passeremo l’ultima. Nessuno può ricordare la prima stanza perché quando nasciamo non vediamo, ma pare che questo accada nell’ultima che raggiungeremo. E quindi si può tornare alla prima. E ricominciare”, scriveva Ezio Bosso che ci lascia un compito non facile con il suo doppio album The 12th Room accompagnato da un libretto molto bello.

 

 

Trailer qui https://youtu.be/ZbBZr6CFEHk

 

 

 

Ezio Bosso
Ezio Bossi (Guido Harari

 

 

 

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