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Francesca Piana

Viaggi e fatti di cultura

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dicembre 15, 2018

Durer e il Rinascimento tra Germania e Italia


 

Una mostra dalla dimensione europea che ha per protagonista Albercht Durer nel quadro dei rapporti artistici tra Germania meridionale e Italia settentrionale tra la fine del Quattrocento e l’inizio del Cinquecento: ecco Durer e il Rinascimento a Palazzo Reale (www.palazzorealemilano.it) a Milano fino al 24 giugno. La mostra, curata dallo storico dell’arte olandese Bernard Aikema, con la collaborazione di Andrew John Martin, presenta una selezione di capolavori dell’artista di Norimberga, non solo massimo rappresentante del Rinascimento tedesco al suo apice, ma figura di primo piano nell’arte europea dell’epoca: 12 dipinti, 3 acquerelli e circa 6o tra disegni, incisioni, libri e manoscritti affiancati da opere significative di artisti tedeschi e italiani di area padana per un totale di 130 opere tra pitture, stampe grafiche e disegni. Ancora atteso l’arrivo in mostra dell’opera di Giovanni Bellini Pala Paliotto Barbarigo, di particolare importanza nel confronto con Durer. L’esposizione è promossa e prodotta dal Comune di Milano-Cultura, Palazzo Reale e 24 Ore Cultura.

 

Durer e il Rinascimento tra Germania e Italia

La Madonna della scimmia, Durer, 1497-98

 

Un’idea nuova di Rinascimento

Il curatore Bernard Aikema introduce la mostra come un’esposizione “non convenzionale”, “monografica nel senso che non è mai stata realizzata in Italia una mostra su Albrecht Durer di tale ampiezza e spessore, ma al tempo stesso una mostra che indaga il rapporto dell’artista del Nord con grandi artisti italiani e tedeschi suoi contemporanei. L’approccio è tematico, non cronologico. È una mostra di geografia dell’arte più che di storia dell’arte e Durer si presta moltissimo a questo.” Geograficamente la mostra si muove principalmente tra Norimberga, Augusta, Ratisbona e Milano, Venezia, Bologna in un’epoca in cui le città sono le vere protagoniste dello sviluppo e dei cambiamenti dell’Europa. “Il visitatore” – dice ancora Aikema – “è invitato a cogliere un’idea nuova di Rinascimento, che non si limita alla riscoperta del classico, la scoperta dell’individuo, la rappresentazione della natura, ma riguarda la circolazione delle forme e delle idee artistiche e intellettuali. È l’età della scoperta dell’America, che porta un nuovo atteggiamento nel Vecchio Continente, se non proprio internazionale almeno inter-regionale.”

Durer e il Rinascimento tra Germania e Italia

Venere e cupido, Lucas Cranach il Vecchio, 1508-09

 

Apertura culturale e artistica

Giorgio da Castelfranco noto come Giorgione, Andrea Mantegna, Leonardo da Vinci, Andrea Solario, Giovanni Bellini, Jacopo de’ Barbari, Lorenzo Lotto dal lato sud delle Alpi, Lucas Cranach, Albrecht Altdorfer, Hans Baldung Grien dal lato nord: la mostra illustra i rapporti artistici a cavallo delle Alpi dal 1480 al 1530 (circa) analizzando le novità iconografiche e compositive che ne sono derivate. Pittore, disegnatore, artista grafico, ma anche teorico dell’arte, scienziato e matematico del quale sono esposti in edizione originale i trattati sulla geometria e la prospettiva, l’artista di Norimberga è al centro di una fitta rete di rapporti con artisti suoi contemporanei, viaggia molto e conosce città importanti quali Venezia che avrebbe visitato due volte. Uno spazio espositivo è dedicato a Durer incisore del quale rivela la straordinaria capacità tecnica e la carica iconografica innovativa: esposti i celebri quindici fogli dell’Apocalisse, considerato il primo libro progettato, illustrato, stampato e pubblicato da un artista nel mondo occidentale, la serie di dodici xilografie della Grande Passione sulla Passione di Cristo, e La Melancolia, tra le più celebri incisioni dell’artista del Nord, citata dal Vasari. Nello spirito di apertura culturale e curiositas dell’epoca che Durer incarna pienamente si inserisce l’ultima sezione della mostra, che evidenzia forme alternative a quelle classiche o classicheggianti spiazzando lo spettatore.

Durer e il Rinascimento tra Germania e Italia

Ritratto di Vecchia, Giorgione, 1506

 

Nota

Chi avrà visitato la mostra prima dell’arrivo dell’opera di Bellini Pala Paliotto Barbarigo, potrà tornare a rivederla con lo stesso biglietto.

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