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Francesca Piana

Viaggi e fatti di cultura

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Ottobre 24, 2019

Dalla Grande Guerra alla grande arte di Canova


 

In un territorio profondamente segnato dal primo conflitto mondiale, c’è una novità molto interessante: il MeVe, Memoriale Veneto della Grande Guerra, a Montebelluna, uno spazio multimediale e interattivo che racconta in maniera coinvolgente come la prima guerra mondiale ci ha cambiato la vita. Vengono proposte chiavi di lettura diverse per interpretare il presente analizzando un evento che continua a incidere sulla contemporaneità.

Montebelluna è il baricentro di un’area di grande interesse storico dove tra le sponde del Piave e Cima Grappa si svolsero storiche battaglie della Grande Guerra, che modificò la fisionomia del territorio. Presso il Campo Francesco Baracca a Nervesa della Battaglia, la Fondazione Jonathan Collection custodisce un pezzo di storia ricostruendo da oltre 40 anni aerei celebri e rievocando le imprese dei pionieri del volo.

 

In cima al Monte Grappa, il Sacrario monumento ai caduti della prima guerra mondiale è un luogo emozionante. Ai piedi del Monte Grappa è il bellissimo Museo di Antonio Canova, a Possagno, con le sue opere più importanti e i modelli in gesso, dai quali sono stati realizzati i marmi ora esposti nei principali musei del mondo, che si apprezzano nel contesto in cui visse lo scultore neoclassico.

 

 

La Grande Guerra da ieri a oggi

 

Il Memoriale Veneto della Grande Guerra (MeVe) è stato inaugurato nella storica Villa Pisani a Montebelluna (in provincia di Treviso) lo scorso 3 novembre, giorno in cui venne firmato a Villa Giusti di Padova nel 1918 l’armistizio, che metteva ufficialmente fine alla prima guerra mondiale.

 

Il MeVe non è un museo

Il MeVe non è un museo nel senso tradizionale del termine e non è un memoriale in quanto non ha intento celebrativo come i numerosi musei e sacrari che si trovano nel nord est italiano, ovvero nell’area del fronte orientale del primo conflitto mondiale. “Non è un museo” – spiega la direttrice Monica Celi – “ma un’interpretazione di un fenomeno, che è la prima guerra mondiale, un terremoto le cui onde sismiche si propagano fino a oggi. Un luogo di memoria, ma non celebrativo.”

 

È moderno e tecnologico

Nelle ventiquattro sale del MeVe (www.memorialegrandeguerra.it) si incontrano installazioni immersive che permettono di entrare nei campi di battaglia, di ”vivere” un bombardamento, di assistere all’assassinio dell’arciduca austriaco Francesco Ferdinando. Postazioni touch, tavoli multimediali, vetrine olografiche, impianti audio, immagini e filmati offrono un’esperienza coinvolgente. A cent’anni dalla fine del primo conflitto mondiale vengono date chiavi interpretative diverse, che dal passato riportano il visitatore al contemporaneo. Per una buona visita, calcolate due ore, per vedere tutti i filmati/video in mostra ne servono cinque.

 

Interpreta il presente

“Il Memoriale di Montebelluna propone un nuovo modo di guardare alla guerra in relazione all’ambiente, ai paesaggi e agli uomini che ne sono stati i protagonisti – in rapporto alla potenza scientifica e organizzativa dispiegata dagli apparati statali – anche e soprattutto per interpretare e conoscere il nostro presente, attualizzando un evento che non può essere consegnato ad una fase storica conclusa in sé stessa, perché le sue conseguenze continuano a plasmare la nostra contemporaneità” – sostiene Marzio Favero, sindaco di Montebelluna, filosofo e studioso della società contemporanea. Che aggiunge: “Un Memoriale contemporaneo antitetico a quelli generati per celebrare il passato, perché la sua missione è piuttosto di interpretare il presente attraverso una rilettura critica degli eventi che un secolo fa hanno così profondamente segnato la nostra Regione e il Mondo intero.”

 

Inquadra il passato

10 milioni di morti, 53 mesi di guerra, 4 grandi imperi crollati, 70 milioni di uomini mobilitati: i numeri di quella che inizialmente doveva essere una guerra lampo e risultò al contrario lunga e catastrofica sono impressionanti. La guerra reale fu quella della trincea, dove vincere dipendeva dalla quantità di soldati che le nazioni potevano schierare e sacrificare. Ma lo svolgimento e l’esito del conflitto dipese in larga misura anche dal dominio della tecnica e dalle innovazioni tecnologiche.

 

Documenta le innovazioni tecnologiche

 

Fondamentali furono l’ingegneria per costruire nuove infrastrutture, ferrovie, strade, ma anche la geologia, la geografia e la geomatica come strumento per acquisire il controllo dei diversi territori. Enorme sviluppo ebbe il settore delle radio-telecomunicazioni con la radio che non molto tempo dopo sarebbe entrata nella vita di milioni di persone. Anche la medicina e la chirurgia si svilupparono molto grazie alla necessità di sperimentazione e di interventi di emergenza. La nuova arte della fotografia fu utilizzata dai militari per documentare la prima guerra mondiale, documentazione che si conserva negli archivi fotografici.

 

Illustra i cambiamenti ancora attuali

 

La Grande Guerra, che portò importanti trasformazioni sociali quali l’emancipazione forzata delle donne, le migrazioni di migliaia di profughi in altre regioni, non è mai veramente finita. Il contesto fisico, economico, sociale, politico e culturale attuale è determinato dall’evento della prima guerra mondiale, dal progresso delle tecnologie, delle ricerche e della società stessa nei decenni successivi al conflitto. Molte tecnologie che hanno migliorato la qualità della nostra vita sono conseguenti alle innovazioni legate alla Grande Guerra.

 

Sostiene le nuove generazioni nella costruzione del futuro

Nei 2100 metri quadri del percorso museale si parte dal contemporaneo per tornare, con più ampia visione, al contemporaneo. A 100 anni dal termine della Grande Guerra, il Memoriale si propone di tenere viva la memoria, ma soprattutto di portare un evento fondamentale del Novecento nel presente per la costruzione del futuro delle nuove generazioni.

 

 

MeVe

MeVe: le nazioni che entrano nel conflitto

 

 

Da Montebelluna al Monte Grappa

Da Villa Pisani, sede di un ospedale militare durante il conflitto e oggi del MeVe, e oggetto di un’importante campagna di restauro che ha riportato alla luce pregevoli affreschi, prendono avvio percorsi, sentieri, vie ciclabili nel territorio tra le sponde del Piave e i 1775 metri di Cima Grappa.

 

La Fondazione Jonathan Collection

 

Alle pendici del Montello, a Nervesa della Battaglia durante la battaglia del Solstizio (15-23 giugno 1918) venne abbattuto il velivolo del maggiore di cavalleria Francesco Baracca, il principale asso dell’aviazione italiana e medaglia d’oro al valor militare. Presso il Campo Francesco Baracca la Fondazione Jonathan Collection (www.jonathanaereistorici.it), nata per divulgare la memoria storica dell’aviazione, da oltre 40 anni si occupa del restauro e della ricostruzione di aerei famosi grazie alla determinazione appassionata di Giancarlo Zanardo, imprenditore, chimico, pilota per passione. Tra le rievocazioni dei primi combattimenti aerei della storia e di eventi storici, viene organizzato annualmente il Baracca Day, raduno di velivoli storici che celebra Francesco Baracca

 

Aerei storici

 

Una flotta di celebri aerei storici sono ospitati nell’hangar Bessonneau, recuperato in Inghilterra e restaurato, tra i pochi che si sono conservati delle decine di migliaia costruiti nel 1914-18. Nella collezione sono tra altri il Flyer con il quale nel 1903 i fratelli Wright fecero il primo volo a motore della storia, il Bleriot XI della prima traversata della Manica, il triplano Fokker Dr. 1 del Barone Rosso e il biplano inglese RAF SE.5° che nel 1918 si scontravano nei cieli di Francia, la replica dell’aereo da caccia SOPWITH CAMEL.
La Fondazione Jonathan Collection fa volare gli aerei che hanno fatto la storia dell’aviazione.

 

Fondazione Jonathan

Aerei esposti nell’hangar della Fondazione Jonathan Collection

 

 

Sacrario del Monte Grappa

 

Salire a Cima Grappa e al suo monumentale Sacrario è emozionante anche per coloro poco inclini al patriottismo. Si tratta di uno dei principali ossari militari della prima guerra mondiale, a 1775 metri di altitudine sulla vetta del massiccio del Grappa. Il complesso monumentale ospita i resti di 12.615 caduti italiani e 10.295 caduti austro-ungarici, conservati in due strutture collegate dalla Via Eroica, fiancheggiata da due file di cippi in pietra sui quali sono incisi i nomi delle località legate alle più celebri battaglie combattute sul Grappa.

 

Sacrario Cima Grappa

Sacrario Cima Grappa

 

 

Il Museo e il mondo di Antonio Canova

 

 

Ai piedi del Monte Grappa, Possagno è il luogo di nascita di Antonio Canova al quale l’artista rimase sempre legato pur dopo essersi trasferito a Venezia per frequentare l’Accademia di Belle Arti e quindi a Roma, dove divenne presto celebre. La sua casa, lo studio-laboratorio, la gypsotheca (raccolta di calchi in gesso) e il Tempio progettato dall’artista meritano assolutamente la visita.

 

 

Il Museo di Antonio Canova

 

 

Custodisce le principali opere dell’artista: sculture in gesso e in marmo, disegni, dipinti, incisioni, bozzetti in terracotta e gli splendidi bassorilievi con soggetti mitologici (ne sono custoditi anche alle milanesi Gallerie d’Italia, da vedere).

Si visitano la Casa settecentesca nella quale abitò lo scultore neoclassico, la Gypsotheca ottocentesca, dove sono custoditi i modelli originali in gesso delle opere canoviane, e l’ala nuova del museo dovuta agli ampliamenti novecenteschi di Carlo Scarpa e di Luciano Gemin. A breve distanza dal museo si erge l’imponente Tempio progettato da Canova.

 

 

La Gypsotheca ottocentesca

 

Voluta da Monsignor Giovanni Battista Sartori, fratellastro di Canova, la gypsotheca fu progettata dall’architetto veneziano Francesco Lazzari e completata nel 1836 in forma di grande basilica per accogliere i modelli in gesso provenienti dallo studio romano dell’artista. Nel 1917 durante la prima guerra mondiale fu colpita da una granata: alcuni gessi vennero distrutti e decine lesionati e scheggiati, ma furono in seguito restaurati in un mirabile lavoro dai conservatori Stefano e Siro Serafin, padre e figlio. Adone coronato da Venere, Dedalo e Icaro, Paolina Borghese, Teseo in lotta con il Centauro, il Monumento a Maria Cristina d’Austria, Ercole e Lica, molti dei modelli canoviani più famosi sono collocati nell’ampio spazio voltato a botte. Da notare: i gessi sono le statue originali, di cui i marmi sparsi per il mondo sono le repliche, molte delle quali non realizzate per mano dell’artista.

 

Museo Antonio Canova

Antonio Canova, “Paride”, gesso, 1807-12

 

 

Il nuovo edificio di Carlo Scarpa

 

Nel 1957 fu edificata la nuova ala del Museo progettata dall’architetto veneziano Carlo Scarpa per esporre opere di Canova giacenti nei depositi e in particolare i bozzetti in terracotta oltre ai modelli in gesso. L’eleganza architettonica degli ambienti, i volumi armonici dell’edificio, inondato di luce naturale che filtra dall’alto e dalle ampie vetrate, l’alta sala a torre e il corpo allungato che si restringe fino alla piscina delle Grazie, mettono in risalto la bellezza delle opere.

 

Museo Antonio Canova

Le opere di Antonio Canova nell’ala architettonica di Carlo Scarpa

 

Museo di Antonio Canova

Antonio Canova, “Socrate beve la cicuta”, bassorilievo in gesso, 1787-90

 

Lo studio-laboratorio

 

 

La casa di Canova, da lui stesso ristrutturata alla fine del Settecento, che si affaccia sul giardino e il frutteto dove si trova ancora il pino italico piantato dall’artista, custodisce dipinti, incisioni, disegni, alcuni marmi oltre a strumenti di lavoro. Originale la stanza dove nacque Canova.

 

Soprattutto interessante è la visita dello studio-laboratorio dove si comprende il processo di lavoro dello scultore, e bottega, che fin da giovanissimo rivelò la sua straordinaria vocazione per la scultura. Dal disegno passava al bozzetto in terracotta, poi veniva creata la statua in argilla su cui veniva colato il gesso. In questo modello venivano inseriti dei chiodini (rèpere) con i quali, mediante un compasso (pantografo), venivano trasferite nel marmo le stesse proporzioni dell’opera in gesso raggiungendo in questo modo l’apice dell’arte canoviana. Replicabile dal gesso al marmo come evidenziano le numerose copie del busto di Napoleone sparse in tutta Europa.

 

 

 

Il cuore di Canova e la salma contesa

 

 

 

Canova morì a Venezia il 13 ottobre 1822, ma la sua salma fu contesa tra la Serenissima, che si considerava la sua patria artistica, e Possagno. La soluzione trovata fu quella di smembrare il corpo di Canova in tre parti. La salma rimase a Possagno, dove si trova ancora oggi. Il cuore, considerato sede dell’anima, è custodito tuttora in un cenotafio nella bella basilica veneziana di Santa Maria Gloriosa dei Frari. La mano destra, che rappresenta l’abilità tecnica, fu conservata nella sede dell’Accademia di Belle Arti di Venezia.

 

 

Il Tempio e la mano

 

 

Progettato da Canova, il Tempio è un’imponente costruzione neoclassica con un colonnato che richiama il Partenone di Atene, il corpo centrale si ispira al Pantheon di Roma mentre l’abside dell’altare maggiore richiama le antiche basiliche cristiane. All’interno si trovano la grande pala d’altare Compianto sul Cristo morto, dipinta dallo stesso Canova, e la tomba dell’artista. Il 13 ottobre 2008, nell’anniversario della morte di Canova, a seguito del trasferimento della sede della veneziana Accademia di Belle Arti venne resa a Possagno la mano destra dell’artista, oggi custodita in una teca.

 

Tempio canoviano

Tempio canoviano a Possagno

 

Quando andare

 

Visitatissimo, il Museo di Antonio Canova (www.museocanova.it) conta 40mila visitatori all’anno, il 50 per cento dei quali studenti e il 30 per cento di visitatori stranieri. Non rinunciate a visitarlo, è bellissimo, andateci in gennaio, il mese meno frequentato. Oppure prenotate le visite notturne (la prossima il 7 settembre), molto suggestive, all’interno della Gypsotheca, dove le opere sono illuminate dalle lanterne, e nella casa natale.

 

Fino al 13 ottobre 2019 la mostra “Un Tempio per l’Eternità” organizzata in occasione degli Anniversari Canoviani dell’11 luglio 2019.

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