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Francesca Piana

Viaggi e fatti di cultura

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ottobre 19, 2018

La mia idea di reportage

Agrigento, templi

Templi di Agrigento

 

Il più delle volte definirei la mia professione come quella di un traduttore. Traduttore non da una lingua a un’altra, ma da una cultura a un’altra. Ryszard Kapuscinski, “Autoritratto di un reporter”

Traduttore culturale: ecco una definizione del ruolo di reporter che condivido. E con il giornalista polacco Kapuscinski concordo anche sul fatto che “…in questo mestiere bisogna essere fortemente specializzati.” Immergersi in un cultura, tra la gente, nel cibo, l’arte, la musica, le feste, le particolarità, le stranezze di un popolo è l’unico modo per conoscere quello specifico mondo. Con umiltà, curiosità e attenzione. Credo fortemente nella specializzazione, l’unica via che consente l’approfondimento.

Siena, colline

Colline senesi

Le mie aree di specializzazione

La lingua è una chiave di avvicinamento culturale importante. Per questo e per le circostanze della vita mi sono ritrovata a specializzarmi sulle culture di cui conosco la lingua: il continente americano di lingua inglese e francese dal Canada agli Stati Uniti ai Caraibi, i paesi latinoamericani che parlano lo spagnolo d’America, in particolare Messico, Guatemala, Cuba, Ecuador, Cile, il Brasile con il suo musicalissimo portoghese, quindi l’Europa – con puntate nel Nord Africa francofono – e l’Australia. Se scrivo di tali aree del mondo, ne conosco la mentalità, differenziata tra paesi, il senso dell’umorismo, i valori, le buone maniere. Se dovessi scrivere dell’Asia o dell’Africa subsahariana, avrei necessità di valide guide culturali e di anni di approfondimento. Tutto il mondo mi interessa e mi incuriosisce, ma professionalmente ho fatto una scelta, specializzandomi.

Messico, mariachi

Mariachi messicani

Le belle differenze del mondo

Il mio modo di girare e di presentare il mondo è a 360 gradi, non da tuttologa, al contrario, mai superficiale, ma da una prospettiva più ampia, diversificata, fluida possibile perché il mondo, che non è mai uguale, lo richiede. Per far parlare le culture, faccio parlare le persone. Il mio stile di intervista è culturale (non credevo ne esistesse un altro, ma ho capito che non è sempre così), con un’inquadratura allargata, sia essa a scrittori, artisti, intellettuali, registi, architetti, chef, rappresentanti istituzionali o all’uomo della strada. Propongo spesso un taglio per un viaggio: per famiglie con bambini, per un genitore e un teenager, per una coppia in gita romantica, per chi viaggia con il cane, per gli under e gli over secondo quello che il territorio propone, in base alle stagioni, all’offerta culturale, enogastronomica, naturalistica, artistica. Qualche esempio? Andare a Venezia con i bambini (o anche senza) in primavera è una follia: il sovraffollamento rovina il piacere. Pensare di battere a tappeto i musei di Londra con un adolescente è puro nonsense. Invece, vivere il Natale a Copenaghen con i piccoli è affascinante e l’atmosfera così natalizia che di più è difficile trovare.

Finlandia, Wild Taiga

Uno dei tanti laghi della Wild Taiga, Finlandia

Etna

L’Etna

 

Viaggiare oltre i luoghi comuni

Spesso nei viaggi organizzati si propongono brandelli di Paesi, pochi chilometri quadrati supervisitati. Questo per me è turismo insostenibile. Un esempio? Il Messico, che conosco a fondo, è spesso ridotto allo Yucatan, anzi, a quella infinitesima porzione di quella meravigliosa terra che sono Cancùn e il Corredor Turistico, oltre ai siti archeologici di Tulum e Chichén Itza, bellissimi ma talmente frequentati da essere purtroppo infrequentabili. Questo non è il Messico, anzi non è nemmeno lo Yucatàn. Vi condurrò in altri luoghi, anche della stessa penisola yucateca, perchè viaggiare oltre i luoghi comuni si può e non solo in senso metaforico.

Marocco, Essaouira

Marocco, barche di pescatori a Essaouira

Venezia, Palazzo Ducale dalla Torre dell'Orologio

Venezia, Palazzo Ducale dalla Torre dell’Orologio

Marsiglia, calanques

I calanques marsigliesi

Viaggiatori indipendenti

Non esiste per me altro viaggio che quello sostenibile dove il rispetto per i luoghi, le persone, le culture è intrinseco al concetto di viaggio. Viaggio in maniera indipendente da quando avevo quattordici anni grazie all’opportunità che mi ha offerto un’organizzazione giovanile affiliata all’Unesco, che per promuovere la pace e la tolleranza tra i popoli fa viaggiare i ragazzi affinché possano crescere senza barriere culturali e coltivare amicizie in tutto il mondo. Così ho iniziato a viaggiare. Concludo con Kapuscinski (“Autoritratto di un reporter”): Il viaggiatore rinuncia a una rappresentazione unica del mondo. In barba alla globalizzazione, difendiamo le differenze.

Italia, ristorante sul mare

Ristorante sul mare nel Sud Italia