Pop ma religioso, americano ma russino di origine, rivoluzionario nell’arte e nei costumi ma tradizionale per la fede, superstar come artista ma timido e introverso come uomo, Andy Warhol non si fa incasellare. Il documentario Andy Warhol. American Dream nelle sale cinematografiche (elenco delle sale su www.nexodigital.it) solo il 6 e 7 maggio accompagna a conoscere l’uomo, che diceva “Vengo dal nulla”, emigrato dall’attuale Slovacchia, e l’artista, complesso, sfaccettato e modernissimo. Diretto da L’Ubomír Ján Slivka, è l’ultimo appuntamento della Stagione Grande Arte al Cinema di Nexo Studios.
Dall’iconostasi alla serigrafia
Andy Warhol si è inizialmente ispirato alle iconostasi delle chiese di rito ortodosso orientale della sua terra d’origine, la Slovacchia orientale. I suoi genitori, Ondrej Warhola (cognome che l’artista anglicizzò al suo arrivo negli Stati Uniti) e Júlia Justína Zavacká, alla quale era legatissimo, emigrarono in un periodo di forte migrazione verso l’America. Una parte del documentario è stata girata nel loro villaggio d’origine, dove il cristianesimo bizantino era profondamente radicato. Si racconta l’eredità della cultura russina, minoranza nella Slovacchia orientale, l’importanza della fede e della religione nella vita di Andy Warhol e la rivoluzione della sua arte. Grazie alla tecnica della serigrafia, realizzò opere in serie scardinando il concetto di unicità dell’opera ed evocando la ripetitività dei beni di consumo con sguardo critico sul consumismo dell’America del dopoguerra ma al tempo stesso affidando un ruolo all’arte nella società di consumo. Attraverso interviste intime e materiali personali il documentario indaga i legami familiari di Warhol a partire dalle origini. Preziosi nel racconto i contributi dei nipoti Donald Warhola, vicepresidente della Andy Warhol Foundation for the Visual Arts, e James Warhola, illustratore e artista.
L’America di Andy Warhol
Il film mostra luoghi simbolici come la casa natale di Warhol a Pittsburgh, la Carnegie Tech University dove studiò e la sua prima residenza a New York. Come altri luoghi essenziali quali l’ospedale in cui morì all’improvviso senza avere avvisato nessuno del ricovero e del luogo di sepoltura a Pittsburgh. E la Factory, anzi la Silver Factory, di New York che incarna al meglio quello che lo stesso documentario punta a fare: unire l’arte e la vita di Andy Warhol. Punto di riferimento culturale e sociale dell’epoca dove Warhol creò alcune delle sue opere più famose affermandosi come una delle figure più rappresentative del movimento della Pop Art. La narrazione svela aspetti meno noti e più intimi dell’artista oltre al profondo impatto che il suo lavoro ha avuto sulla cultura contemporanea.
La Silver Factory
Nel cuore di New York al quinto piano del 231 East 47th Street, Warhol trasformò uno spazio industriale nel suo studio artistico per lavorare alle serigrafie e sperimentare altre forme artistiche come il cinema. Il nome Silver Factory deriva dai fogli di alluminio e la vernice argentata che ricoprivano pareti e soffitti dello studio facendone un’opera d’arte in sé. L’idea, che rifletteva l’estetica pop di Warhol, era nata dalla collaborazione con l’artista Billy Linich noto come Billy Name. The Factory aprì a Midtown Manhattan nel 1962 e da luogo dove l’arte veniva prodotta divenne anche straordinario luogo di incontro di artisti, intellettuali e personaggi del jet set internazionale, che rivoluzionò il modo di intendere l’arte, il cinema, la musica, la moda e la cultura popolare non solo a New York ma nel mondo. La Factory era famosa anche per le sue feste decadenti e trasgressive che, tra nudità, uso di droghe, relazioni omosessuali e sfrenata libertà, attiravano celebrità, artisti d’avanguardia, drag queen, musicisti e liberi pensatori che recitavano nei film di Warhol, lo aiutavano a creare e contribuivano a sviluppare l’atmosfera per la quale la Factory divenne leggendaria. Nel documentario si ascolta e vede Warhol che osserva e prende spunto dall’ambiente più che partecipare in prima persona. La Silver Factory estese la sua influenza su generazioni di artisti.
Il tentato omicidio e la paura della morte
Nel documentario si racconta del tentato omicidio di Warhol nel 1968 perpetrato dalla scrittrice Valerie Solanas, che viene chiamata “pazza”, che lo costrinse a una lunga ospedalizzazione e gli provocò una grande insicurezza e paura della morte. L’artista decise di chiudere la Factory, trasferendola in altro luogo, e l’epoca in cui era sempre aperta a tutti senza alcun controllo.
Andy Warhol. American Dream è stato realizzato con il sostegno della famiglia Warhol, dell’Andy Warhol Museum di Pittsburgh, del Museo di Andy Warhol a Medzilaborce (Slovacchia), della Galleria Nazionale Slovacca, della Galleria della città di Praga e della Fondazione Andy Warhol. Per il 2025 la Grande Arte al Cinema è distribuita in esclusiva per l’Italia da Nexo Studios con i media partner Radio Capital, Sky Arte, MYmovies e in collaborazione con Abbonamento Musei.
Trailer: https://www.youtube.com/watch?v=FVWBd4ZElAs